Commissioni alle stelle: il grande inganno in banca

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di Giovanna Tomaselli

La Banca centrale europea vuole nuovi stress test per sapere se e quanto le banche possano resistere a una eventuale nuova bufera finanziaria. Giusto. Nel frattempo però nessuno si preoccupa della tempesta perfetta che sta uccidendo l’economia di questo Paese: la stretta sul credito alle imprese e l’altissimo prezzo da pagare chiesto ai correntisti dagli istituti di credito. Un imbroglio alla luce del sole, che vanifica completamente la politica della Bce, che sta tenendo il costo del denaro ai minimi storici.

Teoria e pratica
Sulla carta, così, finanziarsi in banca per aprire una nuova attività, per allargare i capannoni o assumere dipendenti, costa niente. In concreto, invece, questi finanziamenti non arrivano e se arrivano costano un occhio della testa. Una presa in giro della e buona di Draghi, della Bce e di tutte le promesse europee. Mentre i tassi dell’Euro restano allo 0,25%, quelli applicati dagli istituti di credito si aggirano mediamente tra il 10 e il 12%. E non è la fregatura maggiore. Dove il costo complessivo del denaro schizza ben al di sopra dei livelli usurai è nelle commissioni, nelle spese e nella famigerata commissione di istruttoria veloce. Una trovata che doveva fare giustizia di un’altra truffa, andata avanti per decenni, e cioè l’applicazione degli interessi negativi sugli interessi precedenti (tecnicamente: anatocismo). Sconfitte dalle associazioni dei consumatori, le banche tolsero quella tassa sulla tassa e in cambio ottennero quella che formalmente è una semplificazione del rapporto tra banche e clienti. Dalla forma alla sostanza, i correntisti anziché spendere dieci oggi a conti fatti spendono cento. A fare la frittata – non per le banche, ovviamente – fu Mario Monti (su proposta della Banca d’Italia) con un decreto che andava a integrare il testo unico bancario, prevedendo una remunerazione omnicomprensiva degli affidamenti e degli sconfinamenti nei contratti di conto corrente e di apertura di credito.

Stampa muta
Veniva così introdotta l’attuale disciplina che prevede, oltre ai tassi debitori sull’ammontare effettivamente utilizzato esclusivamente: a) per gli affidamenti, una commissione omnicomprensiva per la messa a disposizione dei fondi. E qui si precisò che tale commissione non può eccedere lo 0,5% dell’accordato per trimestre; b) per gli sconfinamenti (scoperti di conto e utilizzi extrafido), una commissione di istruttoria veloce, espressa in misura fissa e in valore assoluto, commisurata ai costi. Su questa commissione le banche si sono divertite e approfittando della crisi di liquidità di cui soffrono le imprese stanno facendo pagare mediamente alcune migliaia di euro a trimestre. Troppo facile così fare i soldi e riportare i bilanci delle banche in utile. Troppo facile per le aziende affondare, chiudere e licenziare il personale. Visto che non lo fa il sistema bancario, dovrebbe essere lo Stato a porsi il problema, o perlomeno la stampa. Leggete mai una riga su questi problemi nelle pagine dei grandi quotidiani? No, non c’è posto. E non solo perché sono troppo occupati per raccontare le chiacchiere dei politici e le solite cronachette già lette su tv e internet. I grandi giornali non si occupano di questo salasso a milioni di famiglie e imprese perché gli editori sono spesso proprio le stesse banche, oppure – in caso di editori che possiedono grandi gruppi industriali – le banche tengono per il collo queste aziende. Risultato: stiamo azzerando tutto il vantaggio di avere i tassi bassi, scoraggiando gli imprenditori a investire. Se chiedere denaro in banca – e dove se no: dagli usurai? – costa una tombola, chi pensa di aprire un’attività o di fare un investimento ci penserà cento volte.

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