Complotti e intercettazioni, con l’estate tornano i dossier. Le manovre di Adinolfi, il potere di Napolitano jr e i carabinieri che ascoltano le Fiamme Gialle

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Complotti, sospetti e intercettazioni. Sembra il giallo dell’estate, ma quello uscito ieri sul Fatto Quotidiano – e c’è da scommetterci che ci saranno altre puntate – sembra più un messaggio in codice. Un avvertimento che dovrebbe sputtanare Renzi, un generale della Guardia di Finanza e il figlio dell’ex Capo dello Stato Giorgio Napolitano. Ma che in realtà sputtana questo Paese, dove chiunque può essere intercettato, anche senza aver commesso alcun reato. Pietra dello scandalo sono una serie di conversazioni. La prima tra l’attuale premier, all’epoca però segretario del Pd e sindaco di Firenze, con il generale Michele Adinolfi. La seconda conversazione è catturata in un ristorante romano dove pranzano lo stesso Adinolfi, il deputato renziano Dario Nardella (poi divenuto sindaco di Firenze), il presidente dei medici sportivi Maurizio Casasco e l’ex capo di gabinetto del ministro Tremonti, Vincenzo Fortunato. Infine c’è uno scambio di sms sempre tra Adinolfi e il sottosegretario Luca Lotti. A registrare tutto sono i carabinieri del Noe. Cosa si dice tutta questa bella gente? Nella prima conversazione Renzi commenta con il generale la debolezza dell’esecutivo Letta. Che scoperta! Nel colloquio che denota un rapporto confidenziale lo scoop sta nella notizia che Berlusconi sosterrebbe Renzi. Uno scoop, a meno che non si sia mai sentito parlare di un certo Patto del Nazareno.

AVVERTIMENTO
Qual è allora il succo dell’articolo? Forse le personali considerazioni finali, in cui si sottende che Adinolfi – all’epoca capo delle Fiamme Gialle in Toscana – avrebbe potuto coprire chissà quali magagne del futuro premier? Buon giornalismo – anzi – il giornalismo è cercare queste magagne e raccontarle. Ma usare una conversazione per accreditare un’ipotesi senza riscontro è ben più che fare giornalismo militante. Nella seconda intercettazione, i quattro commensali commentano la nomina del comandante generale della Guardia di Finanza Saverio Capolupo, decisa da Enrico Letta. Adinolfi che aspirava a quella posizione non l’ha presa bene e fa riferimento a pressioni fatte dallo stesso Capolupo attraverso ipoteticohe informazioni riservate su Giulio Napolitano. La conversazione avviene in una circostanza privata e Adinolfi non ha mai pubblicamente fatto riferimento a una tale ipotesi. Come ha replicato ieri Napolitano Jr sembra perciò niente più che la reazione di rabbia di chi non ha ottenuto una promozione.

IO SO CHE TU SAI
Negli sms infine tra Adinolfi e Lotti c’è solo la contrarietà del generale per la decisione di Letta di nominare Capolupo alcuni mesi prima della scadenza del mandato del precedente comandante. Procedura oggettivamente inspiegabile, se non con la necessità di coprire la casella prima di un possibile (e poi accaduto) cambio di governo. Cosa resta allora di queste carte? I carabinieri che intercettano la Finanza. E avvisi di dossier, dei quali però al momento non c’è traccia.