La Concorsopoli si allarga a Destra. Zingaretti blocca tutte le assunzioni. Lo stop deciso dall’Ufficio di presidenza regionale. Ma la mossa del governatore non ferma le polemiche

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Passano le settimane ma anziché risolversi, lo scandalo della cosiddetta concorsopoli della Regione Lazio continua ad allargarsi tra veleni, polemiche e inchieste. Sembra naufragato nel nulla il tentativo di mettere a tacere le critiche da parte dell’ufficio di presidenza del Consiglio regionale del Lazio che, ieri, ha sospeso le assunzioni dei vincitori del bando sospetto nel piccolo comune di Allumiere (leggi l’articolo).

Un gesto ritenuto scontato ma insufficiente dal senatore Maurizio Gasparri che è andato all’attacco tuonando: “L’annunciata sospensione delle assunzioni decisa dall’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale del Lazio è solo un primo passo dovuto anche alla nostra richiesta di verità. Ma su questa vicenda non ci accontenteremo di questo, della sceneggiata di Nicola Zingaretti o delle dimissioni di Buschini”.

Lo stesso forzista, da giorni molto attivo per denunciare le nefandezze del presunto scandalo, ha poi rincarato la dose spiegando che “sulla vicenda concorsopoli della Regione Lazio non è sufficiente l’iniziativa della Procura di Civitavecchia ma anche quella di Roma deve far luce sulla modalità con cui il tutto è avvenuto e sulle eventuali responsabilità di chi potrebbe aver orchestrato una procedura di assunzioni che riscontra fin troppe coincidenze, tutte o quasi a beneficio di dirigenti e militanti del Partito Democratico”.

Un pesantissimo j’accuse che, per uno strano scherzo del destino, arriva proprio nel giorno in cui la concorsopoli in Regione si allarga con altri nomi di persone coinvolte e che guardano all’area diametralmente opposta a quella dei dem. Quasi a smentire il senatore, infatti, si scopre che a Guidonia tra gli assunti spunterebbe Marco Cirilli, fondatore dell’associazione Molo Littorio nonché esponente di punta di CasaPound a Civitavecchia, e la moglie Marianna Galletti, quest’ultima attiva nell’associazione Donne in movimento di Simona Galizia, assessora in quota Fratelli d’Italia. Una presunta vicinanza, quella della Galletti, che il partito di Giorgia Meloni, fin qui rimasto del tutto estraneo alla vicenda, ha seccamente smentito limitandosi a dire che “non è una nostra tesserata”.

NON SOLO IL CENTROSINISTRA. Quel che è certo è che sulle assunzioni sospette fatte ad Allumiere, in queste ore è piombata proprio la Procura di Roma che ha aperto un fascicolo, parallelo ma autonomo rispetto a quello dei colleghi di Civitavecchia. Al momento nella neonata inchiesta portata avanti dai magistrati della Capitale, guidati dal procuratore Michele Prestipino, non risultano iscritti indagati ma hanno delegato ai Carabinieri del Nucleo operativo di effettuare accertamenti sulle nomine sospette che imbarazzano il Pd, di gran lunga il partito che ne ha maggiormente beneficiato, ma che portano il timbro anche del Movimento 5 Stelle e della Lega.

Uno scandalo destinato a non esaurirsi a breve e che ha già fatto rotolare la prima testa alla Pisana. Il 7 aprile, all’indomani dell’esplosione del caso che sta tormentando il presidente della Regione Lazio Zingaretti, a gettare la spugna è stato il presidente del consiglio regionale Mauro Buschini che si è dimesso pur sottolineando di aver “sempre lavorato nel pieno rispetto della legge”. A sostituirlo è stato il neo presidente del consiglio regionale Marco Vincenzi che, per dare una svolta al caso, ha iniziato a fare pulizia nel proprio ufficio revocando l’incarico, tra i tanti, anche al sindaco di Allumiere Antonio Pasquini che, secondo quanto trapela, lavorava nella segreteria di Buschini.

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di Gaetano Pedullà

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