Confindustria smascherata da Orlando e mezzo Governo. La norma del ministro sui licenziamenti era nota a tutti. Poi Draghi l’ha riscritta secondo i desiderata degli industriali

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Per nulla pago di aver provocato lo stralcio della proroga al 28 agosto del blocco dei licenziamenti dal decreto Sostegni bis, il numero uno di Confindustria, Carlo Bonomi, confermandosi socio di maggioranza del governo dei migliori, riparte all’attacco del ministro del Lavoro, Andrea Orlando. E pretende di dettare le sue condizioni. “Il Paese deve uscire da un periodo di crisi drammatica, una crisi sanitaria, una crisi sociale ed economica, e se non ci sono le fondamenta di un rapporto di lealtà istituzionale sarà molto difficile”, sentenzia.

Nel frattempo il premier Mario Draghi difende il compromesso raggiunto. “La mediazione ha retto, è un miglioramento considerevole sia rispetto all’eliminazione pura e semplice del blocco sia al suo mantenimento tout court. L’intervento è in linea con quanto accade nei paesi Ue: garantire la Cig gratuita anche dopo il primo luglio in cambio dell’impegno di non licenziare. Un’azienda che non vuole chiedere la Cig è libera di licenziare, ma c’è un forte incentivo a non farlo…”.

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Tutto ciò – spiega, ribadendo quanto aveva recitato già una nota diffusa da Palazzo Chigi in tarda mattinata – vale solo per industria e edilizia, mentre per i servizi il blocco per tutti, sia che usino o meno la Cig, dura fino a fine ottobre e la Cig è gratuita fino a fine anno. “Mi pare una mediazione che certamente scontenta quanti avrebbero voluto continuare con il blocco ma non scontenta, almeno così mi pare, quelli che avrebbero voluto sbloccare tutto immediatamente”, ammette il premier. Che conclude con un auspicio: “Spero che sindacati e imprese si ritrovino nella mediazione”.

Peccato che il compromesso, come lui stesso ha riconosciuto, sia gradito solo alle imprese. “Il messaggio che viene dato, avendo ascoltato un po’ troppo Confindustria, è che i problemi si risolverebbero con la libertà di licenziare: un messaggio sbagliato. Noi continueremo a chiedere che ci sia una proroga del blocco”, avverte il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini. Con l’uscita dal blocco dei licenziamenti “ci sono fonti del governo e Bankitalia che indicano in quasi 577 mila i posti di lavoro a rischio dal primo luglio”, lancia l’sos il segretario generale della Cisl, Luigi Sbarra, ribadendo che “la soluzione adottata è assolutamente debole e non riuscirà ad arginare lo tsunami sociale e occupazionale”.

Mentre la Uil propone di prorogare il divieto fino alla fine dell’anno. Sul tema si spacca il governo. Orlando, a dispetto di quanto sostenuto da Confindustria che ha parlato di imboscata da parte del ministro, continua a difendere la sua norma che prevedeva la proroga al 28 agosto del blocco. Su tale disposizione, dice, c’è stata “una polemica ingiustificata e priva di fondamento. Non voglio cadere nelle polemiche, sono solo preoccupato di dare quanti più strumenti possibili per evitare effetti negativi sui lavoratori. La norma è stata trasmessa nelle forme dovute al Consiglio dei ministri, illustrata in una conferenza stampa.

Si tratta di una norma ispirata esclusivamente dal buon senso”. Tesi confermata dal ministro pentastellato Stefano Patuanelli: “La proposta del ministro Orlando, che ha ben spiegato durante il Consiglio dei ministri le ragioni delle sue scelte, è chiara e condivisibile”. Con Orlando è schierato tutto il fronte giallorosso dal Pd, ovviamente, al M5S e a Leu. “E’ molto inquietante la decisione del Governo di ritirare una parte della norma anti licenziamenti dal decreto Sostegni, già approvato dal Cdm, in seguito alle pressioni di Confindustria. E’ necessario prorogare il blocco dei licenziamenti per tutti fino ad ottobre”, attacca LeU con Loredana De Petris. Ma Draghi ha deciso.