Congelato il voto sul Mes. L’ultima parola spetta al Parlamento. La decisione finale rinviata a luglio quando il premier conta di ricevere il via libera sul Recovery Fund

di Raffaella Malito
Politica

Ancora una volta il premier conferma che sarà il voto del Parlamento a decidere quale posizione l’Italia dovrà assumere nei confronti degli strumenti di supporto alla ripresa economica europea, Mes incluso. Nessuna decisione unilaterale calata dall’alto. I gruppi parlamentari del M5S continuano a guardare al fondo Salva Stati con ostilità ma i maggiorenti del Movimento pare si siano ammorbiditi. Il premier sa che prima occorre, comunque, portare a casa l’accordo sul Recovery Fund. “La partita decisiva sarà a luglio”, dirà Giuseppe Conte da villa Pamphilj dove si svolgono gli Stati generali. Prima, però, parla alla Camera e al Senato.

Nel corso di un’informativa spiega che il Consiglio europeo che si terrà venerdì avrà una natura solo consultiva: “Sarà volto a far emergere convergenze e dissensi ancora esistenti tra i paesi membri al fine di preparare un successivo, confidiamo risolutivo, Consiglio europeo”. Ed ecco il punto: “Prima di esso tornerò ovviamente in Parlamento, per chiedere il vostro voto a supporto di una risoluzione che indichi la posizione che l’Italia terrà in Europa alla luce anche della proposta formale di un nuovo quadro finanziario pluriennale”. Assicura, poi, che quando il progetto italiano – il recovery plan che l’Italia presenterà in Europa a settembre – avrà una fisionomia sufficientemente completa, il governo verrà in Parlamento per riferire sui suoi contenuti, pronto ad accogliere proposte e suggerimenti.

“Perché le risorse che al termine del negoziato verranno messe a disposizione dall’Europa non potranno essere gestite dal governo in carica come un proprio tesoretto”. Per l’obiettivo ambizioso di rilancio del Paese occorrono “la collaborazione e la condivisione di tutti”. Ma le opposizioni non raccolgono l’invito. Tanto alla Camera quanto al Senato, FdI decide di non essere in aula. La Lega ascolta il premier e poi lascia l’emiciclo dopo l’intervento del capogruppo a Montecitorio e del leader Matteo Salvini al Senato. Contestano il fatto che Conte (che si dirà “sorpreso e disorientato” da tale atteggiamento) abbia tenuto una semplice informativa in vista del Consiglio Ue e non delle comunicazioni con successivo voto delle risoluzioni. Rimane solo Forza Italia.

Conte rivendica che il Recovery fund sia un successo del nostro Paese. “Lo sforzo italiano, condiviso in una prima fase da altri otto Stati membri, è divenuto, al Consiglio europeo del 23 aprile, un consenso a 27 sul riconoscimento del Recovery Fund come misura necessaria a cui lavorare con urgenza per superare una crisi straordinaria”. E ancora: “Quando l’Italia propose un fondo europeo dedicato alla ripresa finanziato con debito comune, molti, anche nel nostro Paese, ci accusarono di essere dei visionari. In queste settimane non stiamo discutendo se tale fondo si farà e neppure si discute dell’emissione straordinaria di debito comune per il suo finanziamento, ormai dati per scontati. Stiamo discutendo dell’entità del fondo e dei criteri di allocazione. Questo è un successo ed è un successo per tutti noi, per il nostro Paese”.

In queste settimane è il Consiglio europeo a essere chiamato all’appuntamento con la storia. Non lo manchi, dice Conte. Altrimenti se le risposte tarderanno, dirà da villa Pamphilj, salterà tutto: il mercato unico, il trattato di Schengen, la protezione del benessere dei cittadini europei, delle imprese, delle famiglie. La stessa idea di Europa. “Non possiamo permetterci di riprodurre la liturgia delle decisioni dei Consigli europei che, sulle questioni, in particolare, di bilancio, necessitano di lunghi negoziati che sfociano, quasi sempre, in compromessi al ribasso”, avverte. Il governo, dice, è pronto a mettere in campo un percorso di riforme ambizioso, è “coeso” e auspica uguale coesione a livello europeo e sul piano nazionale. “Presidente si faccia valere: noi siamo con lei”, è l’augurio che gli rivolge Matteo Renzi.