Contagi mai così in alto dalla fine del lockdown. Nelle ultime 24 ore individuati 845 positivi. Quasi la metà isolati tra Veneto, Lombardia e Lazio

dalla Redazione
Cronaca

Sono 845 i nuovi positivi al Coronavirus individuati in Italia nelle ultime 24 ore, ieri erano stati 642. E’ il dato più alto toccato dal curva dalla fine del lockdown. Il 16 maggio, due giorni prima dell’inizio della cosiddetta ‘fase 2’, se ne registrarono, infatti, 875. Sono 6, invece, i decessi avvenuti tra ieri e oggi, con il numero delle vittime che sale quindi a 35.418.

Il totale di pazienti attualmente positivi, secondo quanto riferisce l’ultimo bollettino del ministero della Salute, è di 16.014, di questi 883 sono ricoverati con sintomi, 68 sono si trovano in terapia intensiva (+2) e 15.063 in isolamento domiciliare. I tamponi effettuati nelle ultime 24 ore sono 77.442 (+6.347 rispetto a ieri), per un totale di 7.790.596.

Anche oggi non ci sono regioni Covid Free. La regione che fa registrare il maggior numero di nuovi casi è il Veneto con 159, seguito dalla Lombardia con 154 e dal Lazio con 115. Le meno colpite sono la Valle D’Aosta con un caso, la Basilicata con 2 e la provincia di Trento, Abruzzo e Molise con 4.

“Non fossero state messe in atto tutte le misure di lockdown, non fossero stati adottati comportamenti individuali improntati al massimo della responsabilità, ben diverso e ancora più drammatico sarebbe stato l’impatto della pandemia, come tanti paesi ancora oggi insegnano” ha detto il presidente del Consiglio superiore di Sanità, Franco Locatelli.

“E’ evidente – ha proseguito – che tutto questo apre anche alla domanda se ci sarà una seconda ondata epidemica, se e come saremo preparati ad affrontarla. Non sappiamo se e quando ci sarà e di che portata. Quello che sappiamo è che non sarà mai della stessa portata che abbiamo dovuto affrontare alla fine del mese di febbraio, nel mese di marzo e ad aprile”.

“Questo – ha detto ancora Locatelli – perché il paese adesso è decisamente in grado di garantire alcune strategie cruciali per individuare prontamente focolai e per circoscriverli, di produrre dispositivi cruciali per prevenire la diffusione del contagio. E’ un paese che in queste settimane ha strutturato i letti delle terapie intensive. Questa drammatica vicenda ci deve anche insegnare a evitare per il futuro di disinvestire sulla sanità. Dobbiamo anche imparare a potenziare quegli aspetti che possono essere oggetto di interventi per migliorarne l’efficienza. Su tutti la medicina territoriale”.