Conte a sinistra, Meloni a destra. Il voto decreterà due poli

Il sociologo e intellettuale, Domenico De Masi: "Non mi stupirei se il M5S superasse il 15%. È l’unico a rivolgersi a poveri e precari".

“In queste elezioni ci saranno solo due vincitori: Giorgia Meloni a destra e Giuseppe Conte a sinistra”. A meno di dieci giorni dalle urne è doveroso tirare una linea e capire in che direzione stia andando la campagna elettorale cui stiamo assistendo. Ad avere le idee chiare è il professor Domenico De Masi: “Le dirò di più – aggiunge – Gli altri perderanno e credo anche che molto probabilmente Enrico Letta e Matteo Salvini dovranno lasciare la leadership dei loro rispettivi partiti”, spiega al nostro giornale il sociologo e intellettuale.

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È indubbio, in effetti, che i Cinque stelle abbiano risalito la china, almeno stando ai sondaggi. Da cosa dipende questo successo?
Guardi, il Movimento ha seguito un criterio che definirei quasi “marxista”: ha scelto di rivolgersi a una classe sociale.

Fa quasi strano sentirne parlare nel 2022…
Vero, oggi si pensa che non esistano più le classi sociali. Quasi come se non esistesse più la distinzione tra ricchi e poveri. La bravura di Conte, invece, è essere andato controcorrente, ha scelto un elettorato cui rivolgersi.

Quale?
I precari. Ed è stata una scelta azzeccata perché oggi, in fondo, tutti noi siamo precari. Il successo, dunque, dipende dal fatto che Conte ha scelto una classe sociale di riferimento cui rivolgersi. Sono i numeri d’altronde a dire che la scelta è giusta.

In che senso?
Oggi in Italia si contano 5,6 milioni di poveri assoluti, cioè persone che spesso non riescono neanche ad avere i soldi per mangiare. Poi ci sono i cosiddetti poveri relativi che stanno un pochino meglio. In totale parliamo di 14 milioni di persone. E Conte ha potuto rivolgersi a loro forte di provvedimenti importanti che ha approvato il suo governo: decreto dignità, Reddito di cittadinanza, senza dimenticare gli altri importanti bonus assistenziali. Conte ha avuto l’intelligenza di puntare sulle fasce più deboli della popolazione facendosi forte della sua politica passata. A loro ha potuto dire: “Siamo noi a pensare a voi, perché non c’è nessun altro a farlo.

C’è sempre il Pd…
Diciamo che il Pd di Letta ha operato in questa campagna elettorale una scelta che io definisco folle.

Quale?
Si è in maniera improvvida spostato al centro. Si è dimenticato dei più poveri e ha cominciato a parlare di “agenda Draghi”. Ma come si può mitizzare un uomo che è neo-liberista quando è proprio il neo-liberismo storicamente ad aver creato le distinzioni maggiori tra ricchi e poveri? Il paradosso dei paradossi: invece di ispirarsi a Gramsci o a Berlinguer, il maggior partito di centrosinistra italiano si ispira a un uomo che ha voluto le maggiori privatizzazioni in Italia negli anni ‘90. Ed è qui che sorge il cortocircuito di questa campagna elettorale.

Quale?
Noi abbiamo un partito che si dice di sinistra senza esserlo come il Pd, e un partito che invece è di sinistra ma non vuole dirlo, come il Movimento cinque stelle. Però questo spostamento a sinistra è stata, come detto, anche la forza dei Cinque stelle. Anzi, le dirò di più: non mi stupirebbe se il 26 settembre allo scrutinio scoprissimo che i Cinque stelle hanno abbondantemente superato anche il 15%. E allo stesso tempo non mi stupirebbe se altri partiti continuassero a perdere consensi.

Quali, ad esempio?
Pd e Lega. E a quel punto dubito che Letta e Salvini possano restare alla guida dei due partiti.

Ecco, a proposito della destra: assistiamo a una Meloni che continua a crescere anche a discapito dei suoi alleati.
Il motivo è semplice: siamo in una fase di polarizzazione politica e dunque di riemersione di destra e sinistra. L’errore di Calenda e Renzi è stato proprio questo: pensare che possa esistere un centro. Il centro non esiste, è un qualcosa che puntualmente evapora. Il punto vero però è un altro.

Cioè?
Chi farà opposizione se dovesse vincere la destra. Avremo tutti i partiti all’opposizione, ma il Pd ormai si è “abituato” ad essere una forza governativa. E in più continua a vivere di contraddizioni: pensi ai candidati “economici” che ha schierato, da una parte Carlo Cottarelli e dall’altra Susanna Camusso. Ma come fanno a dialogare un neo-liberista e una socialdemocratica? È impossibile. Dunque tutte le nostre speranze saranno riposte, ancora una volta, nell’unica forza di sinistra: il Movimento cinque stelle.

Quindi era sbagliata anche l’idea del campo largo di Letta?
Ma assolutamente sì. Devo dire, però, che in quell’idea paradossalmente Calenda è stato più autentico e coerente di altri. Lui ha detto chiaramente di non voler stare con Fratoianni e Bonelli, mentre loro due non hanno detto nulla prima che lo stesso Calenda fuoriuscisse. E questo, è inutile girarci attorno, è preoccupante.

Anche perché a leggere i vari programmi elettorali viene da pensare che sarebbe stato molto più logico vedere assieme Cinque stelle, Verdi e Sinistra. E invece nulla…
Sì, purtroppo probabilmente sono subentrati calcoli elettorali. E anche, a dire il vero, un certo snobismo della sinistra. Diciamolo chiaramente: il Movimento cinque stelle è sempre stato snobato dal mondo intellettuale della sinistra, che ha sempre storto il naso. Quando invece si sarebbe potuto lavorare affinché lo spostamento a sinistra avvenisse in maniera più rapida ed esplicita. Peccato.

Un’ultima questione: le elezioni politiche avvengono in un quadro geopolitico molto precario. L’ultimo allarme è arrivato con il report Usa sui presunti finanziamenti russi a diversi partiti europei. Lei che ne pensa?
Guardi, io penso che l’America abbia denunciato presunte intrusioni e così facendo si è intromessa proprio lei alla vigilia delle nostre elezioni politiche. Parliamoci chiaro: c’è un report ma non sappiamo di quali partiti si parli e spunta proprio ora. Il dubbio, in altre parole, è che la vera potenza che vuole manipolare le elezioni italiane non sia la Russia, ma proprio gli Stati Uniti.

Secondo lei perché, considerando che potrebbe vincere la destra?
Spaventa l’idea di un governo vicino a Erdogan o Orban: sarebbe una spina nel fianco della Nato e dell’Ue.

Pubblicato il - Aggiornato il alle 14:09
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