Conte annuncia un’altra stretta. Verso il coprifuoco alle 21. Nel prossimo Dpcm tre aree con tre livelli di rischio e relative misure che disporrà Speranza

di Laura Tecce
Politica

Con il nuovo Docm, che il presidente del Consiglio ha illustrato al Parlamento ieri, l’Italia sarà divisa in tre aree con altrettante misure differenziate: la linea che Conte ha seguito è stata dunque quella di evitare un lockdown generalizzato per concentrarsi su singole aree con provvedimenti ad hoc in base alla situazione epidemiologica delle singole regioni. “Se proponessimo oggi un regime indistinto e indifferenziato avremmo un duplice effetto negativo. Da una parte non sarebbero efficaci le misure per le Regioni più a rischio e dall’altra avremmo misure restrittive in aree del Paese dove non serve un’esemplare rigidità”, ha spiegato il premier in Aula a Montecitorio.

Per contenere la diffusione del contagio da Covid-19, che potrebbe a breve compromettere seriamente la tenuta di alcune strutture ospedaliere, nel Dpcm – alla firma già oggi – saranno dunque indicate tre aree “corrispondenti ad altrettanti scenari di rischio e misure via via più restrittive, l’inserimento di una Regione avverrà con un’ordinanza del ministro della Salute Roberto Speranza e dipenderà dal coefficiente di rischio della stessa, dopo aver valutato la combinazione di diversi parametri. Sempre con ordinanza del ministero della Salute si potrà uscire da un’area a rischio ed entrare in un’altra”. Ma su questo punto il confronto fra governo ed enti locali non è stato privo di attriti: la questione più spinosa, evidenziata soprattutto il presidente della Campania, Vincenzo De Luca, è sempre la stessa: le regioni vogliono che le chiusure siano imposte dall’esecutivo mentre quest’ultimo invece valuta che siamo singole ordinanze regionali a regolamentare provvedimenti diversi a seconda della criticità delle zone.

La posizione del governatore Attilio Fontana resta invece ferma sul no a possibili lockdown territoriali, ma se il governo decide diversamente, a nuove restrizioni automatiche – è la richiesta del governatore – dovranno corrispondere anche compensazioni e ristori a sostegno delle categorie colpite. Un altro dubbio sollevato dai governatori riguarda lo stop per gli spostamenti tra le regioni, che in ogni caso sono assicurati per comprovati motivi di lavoro, studio o di salute. Le misure di carattere nazionale che il premier ha illustrato in Parlamento prevedono invece didattica a distanza al 100% alle scuole superiori (per le elementari e le medie resta in presenza, ma con la possibilità di limitazioni in base all’area di rischio), centri commerciali chiusi nei giorni festivi e prefestivi.

Chiuderanno anche i musei, le sale bingo e quelle scommesse, i mezzi pubblici potranno essere pieni al 50% e ci saranno limiti alla circolazione delle persone di sera: il coprifuoco dovrebbe essere fissato alle 21. Alla fine delle sue comunicazioni, Conte fa suo l’appello del capo dello Stato Sergio Mattarella: “Nessuno può sentirsi esonerato da questa sfida di portata storica, e ancora una volta mi permetto di rivolgere un invito a tutte le forze, a tutte le energie del Paese: restiamo uniti in questo drammatico momento”. E alla fine un piccolo passo avanti viene fatto: Fdi, Lega e FI si astengono dal votare la risoluzione della maggioranza che autorizza l’esecutivo a “a intervenire con misure restrittive crescenti” (che viene approvata con 284 sì), ad eccezione del sesto capoverso riguardante la possibilità di differenziazione su base territoriale di ulteriori misure. Inoltre l’assemblea ha approvato con 464 voti favorevoli, 2 contrari e un’ astensione quattro impegni – su oltre venti – per il Governo previsti dalla risoluzione del centrodestra, sulle quali l’esecutivo si era espresso favorevolmente.