Conte e Grillo mediano. Di Maio li ha convinti a trattare. L’ex premier si è reso conto che da solo non ha i numeri. E se sfascia i 5S consegna il governo Draghi alle destre

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Fino a due mattine fa se qualcuno avesse chiesto a Giuseppe Conte cosa pensasse delle parole di Beppe Grillo e del futuro del Movimento cinque stelle, avrebbe risposto che con Grillo il rapporto era bello che chiuso, che non sarebbe mai rimasto in “quel” Movimento e che tuttavia il suo progetto politico non sarebbe rimasto nel cassetto. Poi è successo qualcosa. E quel “qualcosa” è l’incontro con chi, più di altri, sta lavorando nel tentativo di trovare una reale mediazione tra le parti (leggi l’articolo): Luigi Di Maio.

Due giorni fa, com’è noto, i due si sono incontrati e hanno parlato a lungo. Durante quell’incontro Di Maio ha fatto intendere all’ex presidente del Consiglio che, dinanzi a un bivio, non avrebbe mai lasciato il Movimento cinque stelle nel quale ha militato per una vita intera. Ma, secondo quanto risulta al nostro giornale, avrebbe allo stesso modo sottolineato che l’unica salvezza per i Cinque stelle è una guida chiara, una leadership forte che non può che essere affidata proprio a Conte.

Da qui l’esigenza di mediare, di sedersi attorno a un tavolo e chiarire cosa c’è da chiarire, mostrare anche ai parlamentari cosa c’è scritto nello statuto e, dunque, trovare una soluzione. Anche perché Di Maio, riferiscono alcuni parlamentari vicini al ministro degli Esteri, avrebbe sottolineato a Conte anche un altro aspetto non secondario per chi per anni si è mostrato come “avvocato del popolo”: se oggi Conte e Grillo non trovano una soluzione, significa non solo un suicidio politico per il Movimento, ma anche lasciare il campo interamente sgombero alle destre, che a quel punto non avrebbero più rivali forti e degni di questi nome.

Con un’aggravante ulteriore: il Movimento diviso tra contiani e grillini porterebbe a non avere più alcuna voce in capitolo per un altro appuntamento capitale che attende i parlamentari di qui a poco: l’elezione del nuovo Capo dello Stato al posto di Sergio Mattarella. In altre parole, avrebbe riferito Di Maio a Conte, l’ex presidente del Consiglio senza una mediazione dovrebbe assumersi anche la responsabilità politica di quello che, senza un Movimento unito, potrebbe accadere in Parlamento da qui a poco.

LA STRATEGIA. E forse non è un caso che proprio dopo l’incontro tra i due uomini di punta del Movimento cinque stelle, Conte ha preferito il silenzio a ulteriori dichiarazioni, video o post. E, come sa bene chi conosce la politica, il silenzio non è mai casuale. In questo caso, è sintomo di una trattativa sotterranea col chiaro obiettivo di recuperare terreno e trovare un accordo che soddisfi tanto Conte quanto Grillo. Un’impresa certamente non facile e che, già solo per questo, mantiene più che vivo lo spauracchio di una scissione.

Una scissione a cui, però, ora Conte ci pensa bene. Rispetto ai numeri sciorinati nei primi giorni dopo la rottura, concretamente sono molto meno i parlamentari disposti a seguire l’ex presidente del Consiglio lasciando i Cinque stelle. In alcuni casi, specie per i cosiddetti “peones”, anche per ragioni di opportunità (che forza potrebbe avere – si chiedono molti – una forza politica nata senza un’anima, senza una storia, senza un’identità chiara?), in altri per una militanza che va avanti da talmente tanti anni da essere diventata storica.

Non è un caso che prima i deputati hanno chiesto a Conte di sedersi attorno a un tavolo per mostrare lo statuto (ancora sconosciuto ai più), e poi ieri 19 senatori (leggi l’articolo) – tra i quali Toninelli, Catalfo e Di Nicola – hanno inviato una nota chiedendo a chi di dovere di ricomporre la frattura. Una combo importante per capire che aria tira all’interno dei gruppi parlamentari. Fino a pochi giorni fa specie a Palazzo Madama sembravano tutti uniti. Oggi invece la nota diffusa per provare a uscire dall’impasse mostra come c’è chi vuole formalmente tentare di ricomporre la frattura.

I PROSSIMI PASSI. E ancora una volta, sostengono in molti, dietro ci sarebbe la manus di Di Maio. La determinazione del ministro ha finito con l’avere la meglio e col convincere anche gli scettici a lavorare superando contrasti e attriti. Sia chiaro: nessuno crede che il peggio sia passato, ma non è più così impensabile immaginare un Movimento con una leadership chiara e forte affidata a Conte e il ruolo di garante a Grillo. Tutto dipenderà dagli sviluppi delle prossime ore. Di Maio il suo l’ha fatto, ora tocca ai due litiganti.