Conte prova a ricompattare il M5S. Sul Colle si gioca la sua leadership. L’idea di una donna capo dello Stato non convince tutti. Le alternative: conferma dell’attuale presidente o Draghi

GIUSEPPE CONTE
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La risposta è arrivata a distanza di 24 ore. Dopo che ieri la riunione dei senatori pentastellati si è espressa a favore di un nuovo settennato di Sergio Mattarella al Quirinale (nonostante il presidente uscente abbia più volte fatto intendere di non essere interessato), Giuseppe Conte ha precisato innanzitutto di non sentirsi “sconfessato”.

E ha poi rinviato ogni discussione al confronto che ci sarà tra tutti i parlamentari in sede congiunta la prossima settimana: “Ne parleremo in assemblea congiunta la settimana prossima e chi ha intenzione di parlare, parlerà la prossima. Anticipazioni sui nomi non hanno molto senso, fermo restando in tutto questo che il presidente Mattarella gode dell’unanime considerato non solo della mia persona ma dell’intero Movimento 5 stelle, ma nomi in questo momento non se ne fanno”, ha ribadito il presidente dei pentastellati.

POSIZIONI IN CAMPO. Al di là delle parole e delle dichiarazioni, tutti all’interno del Movimento sono concordi nel sostenere che l’elezione del prossimo capo dello Stato non sarà determinante ovviamente anche per le sorti del Paese, ma potrebbe incidere anche sul futuro della leadership stessa di Conte: per quanto sia legittimo e soprattutto nell’indole propria del Movimento quello di discutere apertamente e in forma democratica prima di prendere una decisione, il fatto che il gruppo a Palazzo Madama abbia indicato una strada diversa rispetto all’idea di Conte di insistere su un nome al femminile, la dice lunga. Anche perché – rivelano fonti interne al Movimento – non è l’unica ipotesi che in questi giorni in chat e messaggi vari deputati e senatori stanno avanzando.

C’è, tra gli altri, anche chi fa un ragionamento molto più realistico: “Non ci sono i numeri, né ce li ha il centrodestra. A questo punto ragioniamo direttamente sulla possibilità di Mario Draghi al Quirinale. E magari riproponiamo Luigi Di Maio a Palazzo Chigi”, spiega qualcuno. Una tesi che difficilmente potrebbe essere accettata da partiti come Forza Italia o Lega o Italia viva che pure sono in maggioranza. Ma sarebbe un errore escludere interamente quest’ipotesi essendo gli equilibri molto fragili.

LA VARIABILE. In ogni caso le alternative che circolano negli ultimi giorni dimostrano che all’interno del Movimento ci sia forte fermento, reso ancora più concreto dal fatto che per il momento Conte sta mantenendo estremo riserbo sui nomi anche con gli altri parlamentari. “Fino ad ora non è arrivata alcuna indicazione”, spiegano più deputati interpellati sul punto. Al di là dei nomi emersi sulla stampa (da Paola Severino a Letizia Moratti fino a Lorenza Carlassare), nulla è dato sapere.

Una strategia secondo molti portata avanti da Conte e messa in piedi dai fidati collaboratori (a cominciare da Rocco Casalino): difficile stabilire se avrà o meno effetto, quel che è certo è che ora si attende un colpo di teatro da parte di Conte soprattutto per ridare prestigio alla sua leadership. Senza dimenticare che resta un’altra variabile determinante: al momento Conte non ha alcuna intenzione – come capitato sette anni fa – di interpellare tramite voto online gli iscritti. “Forse ha paura di perdere”, mormora qualcuno.

È altrettanto vero, però, che chi ad esempio vorrebbero un ritorno di Mattarella sta già ragionando sull’ipotesi del voto online. Una proposta in questo senso, da chiunque arrivi, potrebbe riaprire la partita. Sul nome del candidato al Quirinale, certo. Ma anche sul futuro del Movimento.

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