Conte sfida i falchi Ue. Il Recovery Fund è la partita della vita. Oggi si apre il Consiglio europeo. Pesa l’incognita del bilancio

di Laura Tecce
Politica

Arrivare ad un accordo il prima possibile e scongiurare rinvii e ritardi nell’erogazione di quei 209 miliardi stanziati dal programma Next Generation Eu che l’Italia – ma non solo – in questo momento proprio non si può permettere. Queste sono le premesse con cui Giuseppe Conte, incassato il voto il voto positivo del Parlamento sulle linee guida del Piano nazionale di ripresa e resilienza, si appresta a partecipare oggi a Bruxelles al Consiglio europeo, dove i capi di Stato e governo si incontreranno formalmente per parlare di Brexit ma inevitabilmente anche dei fondi per la ripresa.

Che di fatto sono congelati dopo che nelle scorse settimane il dialogo tra Consiglio Ue e Parlamento si è arenato di fronte alle richieste di quest’ultimo di ampliare ulteriormente le risorse previste nel prossimo bilancio settennale dell’Unione: da una parte la presidenza tedesca cerca di confermare l’accordo sottoscritto a luglio dai 27 leader al termine dei cinque giorni di negoziato, dall’altra l’Eurocamera avanza ora le proprie pretese, vale a dire 39 miliardi da aggiungere al bilancio comune per aumentare il budget di 15 programmi definiti “bandiera”, fra cui ci sono anche Erasmus, il Fondo per la difesa e Horizon, sacrificati dall’accordo che gli Stati membri hanno sottoscritto a luglio per creare il ‘Next generation Eu’.

Cifra rispedita al mittente dalla Germania, stretta tra le esigenze avanzate dai falchi del rigore (leggi l’Olanda, con Mark Rutte che ovviamente non vuol sentir parlare di aumento del bilancio Ue) e la spinta a superare un’impasse che rischia di ritardare l’erogazione delle risorse, scenario “tragico” soprattutto per quei Paesi più colpiti dalla pandemia che puntano fortemente sull’anticipo dei fondi. Anche per questo, come già avvenuto nel luglio scorso, quando Sergio Mattarella incontrò Conte e la squadra dei ministri prima del decisivo vertice Ue che portò proprio all’intesa preliminare sul Recovery, anche stavolta ha fatto il punto con il premier e i titolari di vari dicasteri durante la tradizionale colazione di lavoro che precede i vertici Ue.

Tanti i temi sul tavolo: in primis, ovviamente, la pandemia da Coronavirus con la situazione in Europa che sta diventando molto delicata, la Brexit e la questione del clima, con l’auspicio che vi sia una riduzione del 55 per cento delle emissioni di Co2 entro il 2030. Tutti temi che Conte si appresta a trattare oggi in Europa ma è chiaro che in cima alle preoccupazioni del capo dello Stato vi sia quella di superare lo stallo su Recovery Fund, che è decisivo per il futuro del Paese, ed è per questo che servono “massima efficienza nella destinazione dei fondi e massima rapidità nella individuazione delle scelte”. In ogni caso, a ieri sera, l’ennesimo round negoziale non aveva ancora dato l’esito sperato: nessuna intesa sul bilancio pluriennale dell’Ue, la presidenza tedesca si è presa il tempo di esaminare la nuova proposta dell’Eurocamera.

Si arriva dunque al summit senza accordo, spetterà al Consiglio in questi due giorni trovare una quadra, altrimenti verranno meno i tempi tecnici per permettere ai vari Parlamenti nazionali di approvare l’accordo entro l’anno. “Confidiamo che il Consiglio rimarrà fedele alla promessa dei leader di uno stimolo di 390 miliardi di euro in sovvenzioni”, fa sapere Johan van Overtveldt, presidente della commissione Bilancio del Parlamento Ue, “Il sostegno ai cittadini e alle imprese è urgente e il Consiglio deve dare il via libera all’avvio del processo di ratifica per garantire che gli aiuti possano raggiungere rapidamente i più colpiti dalla crisi del Covid-19”.