Contenzioso infinito. Alla Consulta oltre duemila ricorsi tra Stato e Regioni. Se dovesse passare il regionalismo differenziato la situazione potrebbe peggiorare

dalla Redazione
Politica

Il problema perdura da anni ma l’emergenza sanitaria scoppiata con il coronavirus ha mostrato le lacune di un sistema che, probabilmente, su troppi argomenti non individua in maniera netta le competenze dei vari livelli istituzionali, tra Stato e governi regionali. E così molto spesso, troppo spesso si va avanti a impugnazioni o per mano del governo centrale o degli enti locali che trovano soluzione nelle sentenze della Corte costituzionale.

Solo nel 2019 i contenziosi costituzionali sono stati ben 75, quasi tutti presentati dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ma non mancano quelli che invece sono stati depositati dalle singole regioni. Il conto è impressionante. Che il lavoro sin qui svolto dai giudici sia stato impegnativo lo dimostra il fatto che, secondo uno studio del Sole 24 Ore aggiornato dal 2018, delle 2.152 sentenze emesse in 17 anni (dal 2001, anno della riforma del Titolo V della Costituzione), oltre la metà (1.131) è di illegittimità costituzionale.

A conferma che il presidio della Consulta è necessario per evitare il caos delle competenze. E non è detto che, se dovesse passare il regionalismo differenziato, tema su cui tanto batte Luca Zaia, sorgerà nuovo lavoro per i giudici costituzionali. Scenario che, seppure di là da venire, può comunque essere ragionevolmente prefigurato guardando al faticoso iter che la riforma ha avuto fin qui. Partita nella precedente legislatura, quando il Governo Gentiloni sottoscrisse tre accordi preliminari con i Governatori di Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, il negoziato è proseguito nella legislatura attuale.

Tra i temi centrali, le competenze da trasferire dallo Stato alle tre Regioni. Il Governo, nonostante le differenze di vedute sul tema, aveva raggiunto un accordo sulle intese da sottoporre al Parlamento già col Conte 1. La crisi ha, però, bloccato il processo che almeno ad oggi non è stato più riaperto.