Conti pubblici, ora si ammette che Parigi è come noi. Ultimo atto di Juncker. Roma non è più la pecora nera d’Europa

di Clemente Pistilli
Politica

Non siamo più la pecora nera d’Europa. Schiacciati dal debito pubblico accumulato negli anni, abbiamo sempre difficoltà a rispettare i parametri europei, ma siamo in buona compagnia. La Commissione europea presieduta da Jean-Claude Juncker (nella foto), seppure con le valigie in mano, nelle comunicazioni appena trasmesse all’Europarlamento, al Consiglio e alla Banca centrale sui documenti programmatici di bilancio 2020 presentati dagli Stati membri, è tornata a riconoscere che i problemi dell’Italia sono comuni ad altri Paesi a lungo portati come esempio per Roma, a partire dalla Francia.

Un elemento che fa riflettere ulteriormente sulle politiche di austerità portate avanti per troppo tempo da Bruxelles. A considerare a rischio di non conformità sui requisiti del patto di stabilità e della crescita per il 2020, oltre alla Manovra presentata dall’Italia, l’esecutivo europeo ha indicato così quelle presentate dalla stessa Francia, dal Belgio, dalla Spagna, dal Portogallo, dalla Slovenia, dalla Slovacchia e dalla Finlandia. E per Italia, Belgio, Spagna e Francia, secondo la Commissione, c’è pure il pericolo che le deviazioni siano legate a una insufficiente riduzione del livello elevato del debito pubblico e dalle prevista significativa deviazione dal percorso di avvicinamento ai rispettivi obiettivi di bilancio a medio termine. Roma infine è giudicata anche esposta ad aumenti del costo dell’emissione del debito. E come se non bastasse un’altra crisi economica incombe sull’Europa, rendendo improbabile la ripresa del Pil.