Contro Casaleggio accuse di latta. Naufraga l’inchiesta del Riformista. Nessuna prova di pressioni a favore di Philip Morris. E l’ex 5S Fioramonti smentisce un’intervista mai data

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Lo scandalo denunciato dal quotidiano Il Riformista si gonfia, ma in tutt’altro modo rispetto alle intenzioni del giornale, secondo cui Davide Casaleggio (nella foto) avrebbe incassato due milioni di consulenze dalla multinazionale Philip Morris per ottenere dal Movimento 5 Stelle un regime fiscale più vantaggioso sulle sue sigarette, e in particolare su quelle elettroniche. Sulla vicenda non è stata prodotta alcuna prova, se non congetture subito smentite da tutti i diretti interessati, mentre è saltato fuori che uno degli autori degli articoli, Aldo Torchiaro, ha lavorato come media relation senior manager della società di lobby Spencer&Lewis, che annovera tra i suoi clienti i gruppi British American Tobacco e Japan Tobacco International, diretti concorrenti di Philip Morris.

Ciò nonostante, ieri Il Riformista ha rilanciato la storia con una clamorosa intervista all’ex ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti (ex 5S), nella quale lo stesso deputato avrebbe riferito in sostanza di aver preso parte a un reato, insieme a Casaleggio e ad altri parlamentari come il sottosegretario Alessio Villarosa, con pressioni per arrecare un vantaggio patrimoniale a Philip Morris. Un’intervista che però non c’è mai stata, come comunicato direttamente da Fioramonti. “Il Riformista riporta in prima pagina alcune mie dichiarazioni sulla questione del tabacco riscaldato in maniera distorta”, ha detto il parlamentare, specificando di “non aver rilasciato alcuna intervista” ma di aver commentato alcune domande poste in termini diversi da quelli pubblicati. L’ex ministro ha inoltre sottolineato che “l’onorevole Villarosa non ha mai fatto pressioni in alcun senso”, anzi si è detto certo che fosse favorevole all’emendamento sull’incremento delle tasse, a differenza di altri suoi colleghi al Mef.

Per quanto riguarda la questione Casaleggio, infine, Fioramonti ha precisato che era regolarmente presente a tante riunioni politiche, come sanno bene gli eletti 5S, anche quelle di vertice, “ma di non sapere assolutamente che decisioni abbia preso o se ci siano mai state decisioni prese su sua indicazione”. Ma a prendere le distanze è stata anche la società Spencer&Lewis, che con una nota ha dichiarato la sua estraneità all’inchiesta giornalistica de Il Riformista, di cui ha appreso l’esistenza solo all’esito della pubblicazione a firma di Aldo Torchiaro. Spencer&Lewis ha specificato di essere un’agenzia di comunicazione che si è avvalsa in passato della collaborazione esterna del sig. Torchiaro, così come si è avvalsa e tuttora si avvale dell’opera di altri collaboratori esterni.

In ogni caso, nonostante Torchiaro non si sia mai occupato del settore tabacco per clienti della Spencer&Lewis, la sua “autonoma iniziativa” confligge con gli interessi di Spencer&Lewis e dei clienti che la stessa rappresenta, e pertanto la società ha deciso di prendere le distanze dall’autore dell’inchiesta e dalla testata giornalistica che l’ha ospitata. Spencer&Lewis, in aggiunta, ha sottolineato di “non essersi mai occupata di inchieste giornalistiche che, nel rispetto della libertà di stampa e del diritto di cronaca, lascia ai professionisti del settore, evidenziando che ogni diversa eventuale affermazione è falsa, e nuoce alla Spencer&Lewis, estranea al polverone mediatico che altri stanno sollevando”. Forse a questo punto, più che dei conflitti d’interessi di Casaleggio mai dimostrati, Il Riformista e il suo direttore Piero Sansonetti dovrebbero occuparsi dei conflitti d’interessi propri, ormai invece evidenti e oggettivamente imbarazzanti.