Controlli antimafia all’Expo. Milano se la prende comoda

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di Oscar Valori

Le “White list” per le opere connesse ad Expo 2015 in clamoroso ritardo? E’ la sostanza della denuncia pubblica di Antonio Lareno Faccini, responsabile per Cgil Milano del progetto Expo. Il sindacalista, che partecipa sin dall’inizio ai tavoli tematici di lavoro dell’Esposizione Universale e che ne ha siglato per Cgil i diversi protocolli, racconta: “Le White List sono in affanno se si considera che il 61 % circa delle domande presentate dalle imprese sono ancora in istruttoria e risultano 156 quelle ad oggi regolarmente iscritte. A questo ritmo – spiega ancora Lareno – l’Expo finirà e le istruttorie saranno ancora in corso. Credo ci sia un drammatico problema di risorse dedicate ai controlli sia sotto il profilo della prevenzione della criminalità sia nel campo della regolarità del mercato del lavoro”. Esempio lampante di questo ritardo, sempre stando alle dichiarazioni dell’esponente milanese della Cgil, il “clamoroso caso di una richiesta di liberatoria ancora inevasa dopo 14 mesi”.

Il ruolo delle “liste bianche”
È il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 18 aprile 2013, recante “Modalità per l’istituzione e l’aggiornamento degli elenchi dei fornitori, prestatori di servizi ed esecutori non soggetti a tentativo di infiltrazione mafiosa, di cui all’articolo 1, comma 52, della legge 6 novembre 2012, n. 190”, a definire la natura e l’utilità delle white list nel mondo variegato degli appalti. Parliamo di elenchi di fornitori, istituiti per Legge presso ogni Prefettura, attraverso i quali garantire trasparenza nell’assegnazione degli appalti aventi per committente il Pubblico. Obiettivo fondamentale? Rendere più efficaci i controlli antimafia.

La legge contro le infiltrazioni
E’ l’articolo 1 della normativa, al comma 53 della Legge anticorruzione (l. 190/2012), ad individuare questi ambiti. Si va dunque dal trasporto di materiali a discarica per conto di terzi allo maltimento di rifiuti, dall’estrazione, fornitura e trasporto di terra e materiali inerti al confezionamento, fornitura e trasporto di calcestruzzo e di bitume. Sotto la lente attenta dei controlli, a seguito di numerose inchieste nazionali che ne hanno evidenziato la facile “permeabilità” da parte delle organizzazioni criminali, anche il nolo a freddo di macchinari, la fornitura di ferro lavorato, il settore degli autotrasporti per conto di terzi e il delicatissimo ambito della guardiania dei cantieri. E proprio di cantieri e di opere si parla dunque a proposito delle white list legate all’esposizione universale del 2015. Tema di grande importanza, sin dalla sottoscrizione dei primi protocolli di legalità, quello della trasparenza dei lavori e dell’accesso ai cantieri di Expo è da sempre sotto i riflettori. “Expo è la grande vetrina con cui l’Italia potrà dimostrare al mondo di essere un grande Paese, è una sfida che si deve raccogliere, che si è raccolta, e ora ci si sta strutturando per vincerla”, aveva spiegato nel febbraio 2012 l’allora Ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri, commentando la firma del protocollo di legalità siglato dal Prefetto Gian Valerio Lombardi e dall’Amministratore Delegato di Expo Giuseppe Sala. “Una svolta nella storia della lotta alla mafia e alla criminalità organizzata”, si era detto con tono trionfale. L’allarme lanciato da Cgil sui ritardi burocratici nell’avvio e nell’implementazione delle white list dedicate sembra ora poter appannare quell’entusiasmo. All’interno della piattaforma informatica dedicata (Si.G.Expo) che consente la gestione telematica di numerose informazioni tra cui anagrafe degli esecutori delle opere e monitoraggio dei flussi di manodopera nei cantieri, troviamo ora l’elenco delle imprese a rischio infiltrazione zero. Sicuramente un importante presidio di legalità, che andrebbe tuttavia “aiutato” sveltendo le procedure prefettizie di autorizzazione e smaltendo il gigantesco “ingorgo” che parrebbe essersi creato.