Coronavirus, siamo davanti a una pandemia. Ma i controlli italiani sono al top. Parla il presidente dell’Ordine dei biologi, D’Anna: “È un caso sanitario, i migranti non c’entrano nulla”

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“È inutile girarci attorno: siamo in presenza di una vera e propria pandemia”. Non usa mezzi termini l’ex senatore e presidente dell’Ordine dei Biologi, Vincenzo D’Anna in merito ai casi di coronavirus riscontrati anche in Italia. Ma D’Anna è altrettanto chiaro anche su un punto: “Starei però attento a creare troppo allarmismo: noi non siamo una landa desolata. Il nostro sistema sanitario è uno dei migliori al mondo”.

Attenzione massima, insomma, ma non psicosi?
Esattamente. È giusto dare informazioni puntuali e chiare sul punto. Ma è indispensabile che vengano recepite nel migliore dei modi e in questo è importante anche la giusta informazione.

Ed è dunque giusto parlare a tutti gli effetti di pandermia.
Sono i fatti che lo dicono. Ma mi lasci dire che era inevitabile: a causa di viaggi frenetici, a causa della globalizzazione e della delocalizzazione continua, ogni giorno si spostano da una parte all’altra del globo decine di migliaia di persone. È ovvio che il virus si sia diffuso dappertutto.

L’Italia secondo lei si è mossa adeguatamente in ottica preventiva?
Assolutamente sì. Il fatto che il virus sia arrivato era prevedibile per i motivi che ci siamo detti, ma il sistema italiano è uno dei migliori al mondo e l’ha dimostrato anche col lavoro delle tre biologhe dello Spallanzani che, prime in tutto il mondo, sono riuscite ad isolare il virus.

C’è chi, però, ritiene che si debba fare ancora di più e tira in ballo anche i flussi migratori. Penso a Salvini…
Bisognerebbe dire a Salvini che i casi si sono verificati in Lombardia, non a Lampedusa. Purtroppo c’è sempre chi specula, ma sono dichiarazioni, queste, che lasciano il tempo che trovano. È fondamentale capire che il fenomeno è squisitamente sanitario, nulla c’entrano i flussi migratori. Certo è che ora il cordone va stretto.

In che senso?
Senza creare allarmismi, ma è fondamentale, come suggeriscono anche l’Oms e il ministero della Salute, portare avanti pratiche di buon senso. E dunque: lavarsi spesso le mani, sentire il medico se si contrae tosse, dolore osseo o febbre, evitare luoghi troppo affollati se non ci si sente bene, indossare le mascherine se si presentano determinati sintomi.

C’è chi come Burioni chiede di mettere in quarantena chiunque arrivi dal Sud-est asiatico.
Credo sia una misura draconiana che oggi non è necessaria. Potrebbe diventarlo se la situazione peggiora, ma non credo correremo questo rischio.

Crede però si possa fare qualcosa in più?
Quello che si doveva fare è stato fatto. Ecco, una cosa forse sì: precetterei medici affinché si faccia informazione seria nei luoghi più affollati e sensibili. Penso a fabbriche e scuole. Questo potrebbe certamente aiutare.