Coronavirus: perché bisogna stare attenti dopo il vaccino

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Maria Rita Gismondo, direttore di microbiologia clinica e virologia dell’ospedale “Sacco” di Milano, sul Fatto Quotidiano spiega oggi perché bisogna stare attenti dopo il vaccino contro il coronavirus. E perché quindi non è ancora il caso di abbassare la guardia o la mascherina.

Coronavirus: perché bisogna stare attenti dopo il vaccino

Gismondo dice che i vaccini in uso li hanno studiati in base alla loro capacità di prevenire la malattia nella sua forma più grave. E quindi non li hanno valutati per la loro efficacia contro l’infezione asintomatica, né per la capacità di riduzione del rischio di trasmissione. Anche se alcune ricerche danno risultati promettenti in questo campo, per ora questo dato è essenziale per capire quale rischio corrano i fragili non vaccinati.

Recentemente l’Ecdc (European Centre for Infections Control) ha condotto una revisione degli studi su questi aspetti, seguendo e monitorando la durata e le  caratteristiche dell’immunità a seguito di un’infezione naturale da SARS-CoV-2 o dopo la vaccinazione. Anche questo dato sarà essenziale per organizzare la copertura vaccinale nel tempo.

Dovrà essere fatto un richiamo? Gli studi non possono che darci risultati relativi a 9-10 mesi, i dati a nostra disposizione non sono ancora sufficienti soprattutto per valutare l’impatto di una precedente infezione sul rischio di trasmissione. Pare tuttavia che l’infezione da SARS-CoV-2 non fornisca immunità sterilizzante per tutti gli individui e alcuni che vengono reinfettati potrebbero essere “contagiosi”.

Tale pericolo è maggiormente presente nei soggetti over 65, proprio quei soggetti che ricorrono più frequentemente all’ospedalizzazione . E quindi, soprattutto in ambiente  familiare, dove spesso si ha stretto contatto con anziani (ancora non tutti vaccinati), è d’obbligo mantenere alcune misure di contenimento.

Bisognerebbe che anche i vaccinati fossero  consapevoli per non rischiare di diventare ulteriori veicoli del virus. Ricevere il vaccino ci fa sentire psicologicamente sollevati, ma bisogna essere consapevoli che una “certa” sicurezza di aver sviluppato anticorpi si può avere a circa due settimane dall’ultima dose e che, comunque, ciò non implica il fatto di essere protetti dal  rimanere contagiati o di contagiare altri.

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