Corruzione nella Polizia. I Carabinieri arrestano sei agenti e un dipendente della Procura di Roma. Tra le accuse accesso abusivo ai sistemi informatici e rivelazione dei segreti d’ufficio

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Erano pagati per combattere l’illegalità, ma invece di indagare sui reati intascavano tangenti e spifferavano segreti sulle inchieste. Era una doppia vita quella dei sei poliziotti arrestati ieri a Roma. Agenti irreprensibili nel lavoro, qualcuno premiato addirittura come un eroe per aver salvato la vita di un disperato che voleva tuffarsi da un balcone. E poi una donna, cancelliera, assegnata alla segreteria di un procuratore, persino candidata con la Lista Salvini alle comunali del 2016, e compagna di un agente addetto al servizio scorte. Tutti coinvolti, secondo gli inquirenti, in un’inchiesta che aveva acceso il faro sulla criminalità organizzata nella Capitale e su Carlo D’Aguano, titolare di bar e sale giochi, su cui i pm romani stavano indagando per i suoi contatti con la camorra.

D’Aguano, infatti, negli ultimi anni aveva realizzato importanti investimenti imprenditoriali adottando lo stesso modus operandi utilizzato da due uomini vicini al clan camorristico Moccia. Ed era già stato arrestato due volte per spaccio di droga. Proprio per controllare le indagini sul suo conto, grazie alla compiacenza dell’addetta della Procura e alle amicizie con i poliziotti, riusciva in cambio di favori e promesse ad ottenere informazioni sulle inchieste che lo riguardavano. Gli agenti, infatti, avevano già dato informazioni sull’indagine in corso su di lui, ma anche su altre inchieste. D’Aguano prometteva soldi ma anche investimenti, come cessioni di quote societarie o promesse di partecipazioni in società oltre a facilitazioni per l’acquisto di auto di grossa cilindrata. Figura centrale dell’inchiesta, la cancelliera Simona Amadio appunto che, grazie al suo ruolo, aveva accesso alle informazioni su tutti i fascicoli dell’ indagine. Tanto che, nel marzo scorso, intercettata dai carabinieri, dice al fidanzato: “Ma sta gente che pensa…che io veramente da 23 anni sto a pettinare le bambole dentro alla Procura, prima di Milano e poi quella di Roma… se io voglio arrivo dappertutto… e a me nessuno mi dice di no”.

Da anni impiegata in procura, Amadio era compagna di Angelo Nalci, addetto all’ufficio scorte della Questura, anche lui finito in carcere. In manette sono finiti oltre alla coppia, tre poliziotti del reparto volanti e due del Commissariato Fidene ma anche un dipendente che svolgeva alcune mansioni presso la Procura e un pregiudicato già noto agli inquirenti. Tra gli arrestati c’è anche il poliziotto eroe Francesco Macaluso del reparto volanti. Macaluso è l’agente che il 17 aprile scorso riuscì ad afferrare per le gambe un giovane di 28 anni che tentava il suicidio dall’ultimo piano di un palazzo a piazza Bologna. Per quel gesto Macaluso venne ricevuto anche dal capo della polizia Franco Gabrielli. Tutti sono accusati a vario titolo di corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio, corruzione per l’esercizio della funzione, accesso abusivo al sistema informatico e rivelazione di segreti di ufficio.

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