Così il porno diventa una Maxxi opera d’arte. Appuntamento a Roma con le provocazioni del Mocak

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Forse è meglio chiamarlo Maxxxi e non Maxxi. Sì, proprio con tre “x”, quelle che contraddistinguono il mondo del porno. Già, perché la mostra che da oggi è visibile al pubblico nelle sale del museo guidato da Giovanna Melandri in via Guido Reni non sembra adatta ai minori: corpi esibiti, nudi femminili a volontà, anche con mani impegnate nelle zone intime (“Fuck me, fuck you, peace” di Katarzyna Górna), e un cesso (“Sucky Thing” di Sarah Lucas), sono i protagonisti di un’esposizione che importa dalla Polonia la collezione del Mocak, il museo di arte contemporanea di Cracovia.

MaxxiLa kermesse – Al Maxxxi lo definiscono “programma di collaborazioni internazionali”, e Expanding the Horizon a cura di Hou Hanru, la propone come “L’arte differente”. Come direttore del Mocak, Maria Anna Potocka è orgogliosa della raccolta della sua istituzione, ma ancor più di poterla esibire a Roma fino al 22 gennaio del prossimo anno, con oltre 50 opere tra dipinti, fotografie, video, installazioni nella prima mostra italiana dedicata a questa collezione. Poi quello spazio non sarà più destinato alle mostre, dato che ospiterà la nuova caffetteria del museo. “Il programma Expanding the Horizon ha infatti proprio il fine di sviluppare le collaborazioni internazionali del Maxxi, e quella di esplorare una nuova forma di spazio pubblico in cui il Museo collabori con altri istituti e collezioni private, nell’ambito dei quali il Mocak si distingue come partner esemplare”, dicono in via Guido Reni. Fatto sta che i lavori degli autori ritenuti tra i più importanti nel mondo artistico polacco, come Mirosław Bałka, Zofia Kulik, Kwie Kulik, Zbigniew Libera, Wilhelm Sasnal, Krzysztof Wodiczko e Artur Żmijewsk, sono posti vicini a quelli di artisti internazionali, tra cui AES+F, Reza Aramesh, Josef Dabernig, Maya Gold, Krištof Kintera, Shahar Marcus, Muntean/Rosenblum, Shinji Ogawa e Daniel Spoerri capaci di comporre nel loro insieme un elenco quasi completo dell’arte contemporanea in Polonia degli ultimi decenni.

MaxxiArte differente – “Attraverso la sua ampia collezione (più di 4.800 opere di 270 artisti da 35 paesi), il Mocak fa un costante lavoro di avvicinamento alla creatività conteMaxximporanea, combattendo la falsa credenza che l’arte debba essere piacevole e decorativa, ma al contrario sostenendone il compito provocatorio, scardinatore dei valori tradizionali”, dice il comunicato ufficiale. Si tratta del primo museo in Polonia realizzato per l’arte contemporanea, costruito nell’area della ex fabbrica di Oskar Schindler: nei suoi cinque anni di attività il museo ha realizzato 106 mostre e prodotto più di 90 pubblicazioni. “I due obiettivi principali del Mocak sono presentare l’arte degli ultimi anni nel contesto dell’avanguardia post bellica e dell’arte concettuale, e approfondire il tema di cosa voglia dire oggi fare arte”, per convincere addetti ai lavori e non, che proprio l’arte sia lo strumento indispensabile per comprendere il mondo”. Non resta che sfidare la provocazione.

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di Gaetano Pedullà

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