Così il premier

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di Gaetano Pedullà

Era tempo che non si sentiva Enrico Letta dire qualcosa di sinistra. è ora delle regole sul conflitto d’interessi, ha fatto sapere il premier, tirando fuori a sorpresa un argomento che serve solo ad agitare l’intesa tra Renzi e Berlusconi sulla riforma elettorale. Letta sa bene che la legge, quando si farà, aprirà il conto alla rovescia per il suo governo. E dunque, dietro le rassicurazioni di facciata, il presidente del Consiglio è chiaro che naviga in direzione opposta rispetto al suo segretario di partito. La strada della legge elettorale, d’altronde, è già piena di ostacoli. Remano contro i piccoli partiti e ieri ha dato il suo contributo la Procura di Milano mettendo in pista il terzo processo Ruby. Se non bastasse, sta facendo come un matto Beppe Grillo e tra i parlamentari della maggioranza nessuno muore dalla voglia di mandare a casa se stesso. Così da giorni sentiamo gli stessi partiti che hanno ingrassato il porcellum fare improvvisamente i puri e sostenere a spada tratta il ritorno alle preferenze. Adesso è noto a tutti che le preferenze scatenano i costi della politica e forme equilibrate, come le candidature su piccoli collegi, consentono quel collegamento tra rappresentati e rappresentanti che il vecchio sistema elettorale aveva completamente tagliato. A Letta però serve sparare su Renzusconi, e dunque ecco il capo dell’esecutivo buttarsi a sinistra, dove improvvisamente abbattere le liste bloccate è diventato un Totem. Esattamente come è un Totem il conflitto d’interessi (tranne poi dimenticarsi tutto quando si va al potere). Renzi dal canto suo ha già iniziato ad alzare i toni. Se dilagheranno i franchi tiratori il sindaco staccherà la spina alla legislatura. Ma il Palazzo ha ogni giorno meno paura. E i nemici della riforma sempre più numerosi.