Così l’apocalittico Trump ha vinto sul sistema. Il libro di Graziosi sul personaggio più controverso dell’attualità, a metà tra Mao e Andreotti

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

C’è un motivo, al di là di tutto, per cui chi vuole comprendere adeguatamente il fenomeno Trump deve leggere questo libro. In mezzo a una valanga di radical chic sicuri della vittoria della ugualmente radical chic Hillary Clinton che derubricavano Donald Trump a semplice fenomeno da baraccone e fenomeno da circo, il giovane giornalista Stefano Graziosi è stato uno dei pochi a prendere invece sul serio il tycoon, ad analizzarne il linguaggio, a capirne i movimenti, le dichiarazioni e la puntualità di quelle stesse dichiarazioni che solo apparentemente sembravano insensate e slegate da qualsiasi riferimento alla società e all’attualità. Alla fine ad avere ragione è stato proprio lui, Graziosi, che ora è in libreria con “Apocalypse Trump” (Edizioni Ares, pagg. 200), un saggio che ripercorre la scalata dell’attuale presidente degli Stati Uniti d’America, nella traiettoria politica non conformista che il tycoon ha seguito, ma allineata ai modelli consolidati. Ritorna alle origini della scalata di Trump alla vetta del Partito Repubblicano, quando era circondato da sufficienza, scherno, aperta ostilità. Rilegge la campagna elettorale che porta alla vittoria e alla conquista della Casa Bianca: ma in controluce evidenzia con nettezza tutti i fattori che costruiscono, piuttosto, la sconfitta di Hillary Clinton e del vecchio establishment democratico. Arriva quindi, ovviamente, ad analizzare l’azione politica del Trump presidente. Un’azione politica interessante innanzitutto perché – come osserva Graziosi a più riprese nel suo saggio – non è mai scissa da un preciso linguaggio comunicativo che solo chi affronta in maniera superficiale il fenomeno-Donald ritiene superficialmente “demagogico” o “populista”. La leadership di Trump, invece, è molto più articolata, criptica per certi versi. Senz’altro studiata e mai improvvisata. È una leadership che, sagacemente, Graziosi ritiene oscillare tra i due modelli contrapposti di Mao Zedong e Giulio Andreotti. Una leadership, cioè, contesa perennemente tra movimentismo e diplomazia, rottura e dialogo, aggressività e trattativa, rivoluzione e tradizione. In un certo senso, dunque, Trump incarna quel nuovo modo di fare politica che tenta di coniugare due linguaggi contrapposti: quello del sistema con quello dell’antisistema, per un sistema-altro che mira a sostituire il precedente. Trump, piaccia o meno, incarna un nuovo paradigma storico che è foriero di un nuovo establishment. Che sta prendendo piede anche in Italia.