Costretti a chiamare i francesi per controllare i nostri appalti. Paese sempre più in mani estere

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di Stefano Sansonetti

Una mole di appalti pubblici, assegnati dallo Stato italiano, che valgono miliardi di euro. A metterci le mani sopra è un gruppo francese che si chiama Bureau Veritas. Il quale dovrà gestire questo mare magnum non in quanto vincitore delle commesse, ma in qualità di “controllore”. In pratica, sulla base di un appalto appena aggiudicato dalla Consip, società al 100% del ministero del Tesoro oggi guidato da Fabrizio Saccomanni, i francesi dovranno verificare che tutte le aziende vincitrici di gare bandite dalla stessa Consip eseguano le forniture alla pubblica amministrazione nostrana in modo corretto. Davanti alla Bureau si apre uno scenario immenso, all’interno del quale dovrà controllare forniture nei settori come vestiario, arredi, cancelleria, derrate alimentari, autoveicoli, carburanti, energia elettrica, sanità, real estate e telefonia. Del resto la Consip funziona da centrale acquisti per una larghissima fetta della pubblica amministrazione italiana, allo scopo di garantire risparmi alle articolazioni dello Stato che hanno bisogno di determinati beni e servizi.

Tanto per far capire la rilevanza economica della sua attività, peraltro in continua evoluzione, la società intermedia commesse pubbliche per circa 30 miliardi di euro l’anno. Il fatto è, però, che la Consip non ha una struttura deputata al controllo della qualità dei servizi erogati di volta in volta dalle centinaia di società che si aggiudicano i suoi appalti. E quindi è costretta a fare una gara per trovare chi svolga questo servizio. Bureau Veritas, gruppo specializzato nei controlli di qualità e nella certificazione, per circa 1,2 milioni di euro gestirà adesso questo delicatissimo servizio succedendo alla Sgs, la società svizzera presieduta da Sergio Marchionne, numero uno della Fiat, che lo ha svolto finora dopo aver vinto la precedente edizione della gara. Dai documenti di aggiudicazione, tra l’altro, emerge la possibilità che la Bureau Veritas, controllata da un gruppo francese che si chiama Wendel e che vanta numerosissime partecipazioni, possa trovarsi in conflitto d’interesse. “A ulteriore garanzia di imparzialità e indipendenza rispetto ai soggetti sottoposti a verifica”, scrive la Consip, “la gara prevede un meccanismo di subentro della seconda classificata nella graduatoria finale, ovvero la società Iqm srl, qualora l’organismo di ispezione aggiudicatario (ovvero la Bureau, ndr) abbia rapporti con i fornitori”. Non proprio una postilla confortante, anche se la Consip spiega che si tratta di una clausola di garanzia standard che viene sempre riportata in questo tipo di appalti.