Costretti pure a farsi addosso. Scoperto un lager nel centro religioso di Predappio: nei guai pure un sacerdote. Pazienti legati con fascette ai letti e ai termosifoni (VIDEO)

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L’importante è che stessero “tranquilli”. Anche se tranquilli lo erano già. E così i trenta anziani ospiti della struttura religiosa-socio assistenziale “Opera San Camillo” di Predappio (Forlì-Cesena), venivano legati. A volte anche per giorni interi. Costretti a farsi i bisogni addosso. Immobilizzati con fascette di plastica o stoffa dove capitava: a letti o poltrone, ma anche gambe dei tavoli o termosifoni. Questo è l’ambiente da lager scoperto ieri dagli investigatori della Squadra Mobile di Forlì all’interno della struttura. Una struttura religiosa, motivo per cui mai ci si sarebbe aspettati simile trattamento. Per il direttore, non a caso un sacerdote di 60 anni, e la sua principale collaboratrice, un’assistente di 40 anni, è scattata la sospensione per quattro mesi dell’esercizio del pubblico servizio. Ulteriori eventuali provvedimenti saranno presi dalla magistratura a seguito dello sviluppo delle indagini in corso. Sotto osservazione anche le ipotetiche responsabilità del resto del personale, circa una decina di persone, fra interni ed avventizi.

Le indagini – E sarebbe proprio la grave carenza di personale alla base del trattamento di coercizione a cui sarebbero stati sottoposti gli ospiti della struttura, molti non autosufficienti e necessitanti di una costante assistenza. Le indagini sono partite ad inizio anno, grazie alla segnalazione, e ai filmati, di una dei dipendenti, fortemente contraria ai metodi utilizzati. Gli investigatori avrebbero poi ottenuto nei mesi successivi altri eloquenti filmati e registrazioni audio. In una di queste si sentirebbe la dipendente che ha denuinciato dire al direttore: “Io voglio chiederti come funziona. Se questo per te è riabilitazione… secondo te, per non far fumare una persona la leghi a un letto? Faresti così con tua madre, tuo fratello, tuo figlio?”. Agghiaccciante la risposta del sacerdote: “Sì, tu come faresti? Quando hai 15 persone da curare”. “Prima regola della contenzione – obietta allora la collaboratrice – non si può per mancanza di organico legare una persona..”. E il sacerdote, ancora: “Non è una questione di una mancanza di organico…”. La donna: “È una questione di umanità”.

Le autorizzazioni – Ma c’è di più. Nelle cartelle cliniche dei pazienti, infatti, sarebbero stati trovati permessi scritti dai congiunti sull’utilizzo della coercizione. Assensi ottenuti, a quanto pare in buona fede, presentando loro l’anziano parente, come un soggetto spesso “fuori di testa” e pericoloso per sé e gli altri. Una tesi, però, smentita platealmente dai filmati, dai quali emerge che i pazienti non erano per nulla aggressivi. Ora le indagini, però, proseguiranno. Non solo per accertare eventuali responsabilità penali del direttore, della sua assistente e di tuti gli altri dipendenti della struttura, ma anche per valutare se questo sia un caso isolato o meno. La struttura di Predappio, infatti, fa parte del gruppo socio-assistenziale “Opera San Camillo” con sede centrale a Milano e che gestisce 13 realtà simili, tutte nel Nord.

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di Gaetano Pedullà

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