La corsa del Covid rallenta ancora. Ma è la variante Delta ad accelerare. Altro calo dell’Rt: prima settimana senza ordinanze. L’indiana rilevata in 16 regioni con picchi del 70%

variante delta coronavirus
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Il primo venerdì senza ordinanze da parte del ministero della Salute ma sotto la lente d’ingrandimento c’è ancora il virus SarsCov-2. A preoccupare, da settimane, è la nuova variante delta, o indiana. L’incidenza sul territorio italiano al 22 giugno era del 22,7 per cento, contro il 57,8 per cento della sequenza Alfa, la cosiddetta variante inglese.

IL REPORT. È il risultato dell’indagine rapida condotta dall’Istituto Superiore di Sanità (leggi l’articolo) e ministero della Salute insieme ai laboratori regionali e alla fondazione Bruno Kessler. Il primo dato che emerge è la presenza della variante in 16 regioni con punte di prevalenza al 70,8 per cento. “La crescita della variante Delta è un dato atteso, che deve essere monitorato con grande attenzione”, commenta il presidente Silvio Brusaferro.

“È fondamentale continuare il tracciamento sistematico dei casi per individuare i focolai, che in questo momento è reso possibile dalla bassa incidenza, e completare il più velocemente possibile il ciclo vaccinale, dal momento che, come confermato anche dall’Agenzia europea del farmaco (Ema), questo garantisce la migliore protezione”.

ZONA PER ZONA. Dati alla mano, nella geografia della variante delta il ceppo proveniente dall’India è arrivato al 70,8 per cento in Friuli-Venezia Giulia. In Sardegna è al 67 per cento, in provincia di Bolzano al 60 per cento, in Abruzzo al 56, nelle Marche al 44 p, in Lombardia al 38, in Liguria al 33, in Calabria al 30, in Campania al 29,5, in Emilia-Romagna al 23, in Puglia al 16, in Veneto all’11, in Toscana al 7, in Piemonte al 5 e in Sicilia al 3 per cento. Non sono stati trovati casi, invece, in Basilicata, Molise, provincia di Trento, Umbria e Val d’Aosta.

IL TRACCIAMENTO. “Al fine di contenere e attenuare” l’impatto della variante, avverte l’Iss, “è importante mantenere l’incidenza a valori che permettano il sistematico tracciamento della maggior parte dei casi positivi e il sequenziamento massivo di Sars-CoV-2 per individuare precocemente e controllare l’evoluzione di varianti genetiche nel nostro Paese”. Ma l’Iss nell’ultimo report fornisce dati relativi anche alle altre varianti.

Nello specifico si legge che la variante Alfa è in calo rispetto all’88,1 per cento del 18 maggio, con valori oscillanti tra le singole regioni tra il 16,7 per cento e il 100 per cento. Alla stessa data, 22 giugno, la variante cosiddetta Gamma o brasiliana ha “una prevalenza pari a 11,8 per cento”. L’indagine – precisa l’Iss – integra le attività di monitoraggio di routine, e non contiene quindi tutti i casi di varianti rilevate, ma solo quelle relative alla giornata presa in considerazione. La cosiddetta variante Kappa, ad esempio – uno dei sottotipi della Delta – non è stata trovata nella flash survey, ma diversi casi sono stati segnalati sulla piattaforma integrata che invece raccoglie le analisi giorno per giorno.

BARRIERA VACCINALE. Per l’indagine è stato chiesto ai laboratori delle Regioni e Province autonome di selezionare dei sottocampioni di casi positivi e di sequenziare il genoma del virus. “Per la variante Delta non dobbiamo preoccuparci troppo perché sappiamo che non elude i vaccini. – spiega il sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri – Chiunque dica che i vaccini non danno sicurezza per la variante Delta dice una stupidaggine. Dobbiamo completare le seconde dosi, andare avanti e vaccinare quanto più possibile la popolazione”.