Cresce l’allarme sulle varianti. Si allarga la zona arancione. Scatta il downgrade in Emilia, Campania e Molise. Rt al limite in Lombardia e Lazio che però restano gialle

Coronavirus
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Chi si aspettava misure più rigide sarà rimasto sorpreso. Sono poche, del resto, le regioni che passano ai colori che indicano più alto rischio contagi. Alla fine ha prevalso la linea dei governatori sia in Lombardia, guidata da Attilio Fontana, sia nel Lazio, presieduta da Nicola Zingaretti. Il ministro della Salute, Roberto Speranza (nella foto), ha firmato le nuove ordinanze che entrano in vigore domani.

L’Rt sotto l’1 convince le Regioni a non prendere decisioni autonome che vadano in senso più restrittivo, come invece proponeva il governo. La Lombardia è nello scenario 1, rischio moderato, Rt. 0,95. Stesso indice registrato nel Lazio. In questo modo si lasciano aperte tutte le attività consentite, non ci saranno modifiche rispetto alla scorsa valutazione. Campania, Emilia Romagna e Molise passano invece in zona arancione e si aggiungono a Toscana, Liguria, Abruzzo e Trentino.

Prosegue la creazione di zone rosse per contrastare le varianti. In Umbria, sono zona rosse Perugia e il Ternano. In linea, quindi, secondo quanto preannunciato dal nuovo Governo: zone rosse ben delineate. Ma anche se non è questo, per le Regioni, il weekend delle grandi variazioni di colore non è detto che non sia il prossimo. L’incidenza rilevata è in crescita su tutto il territorio e l’indice di trasmissibilità Rt risale fino a 0,99, con una forbice che al limite superiore tocca un valore oltre l’1.

Sono i numeri principali dell’epidemia in Italia emersi dal monitoraggio settimanale dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss), che ribadisce la raccomandazione di un “rafforzamento delle misure su tutto il territorio nazionale”, “analogamente a quanto avviene in altri Paesi europei”. L’Iss comunica che nella settimana di monitoraggio (dall’8 al 14 febbraio) l’incidenza è cresciuta fino ad arrivare a 135,46 casi per 100 mila abitanti, restando lontana da livelli (50 per 100mila) che permetterebbero il completo ripristino del tracciamento.

Nel periodo 27 gennaio-9 febbraio, infine, l’Rt medio calcolato sui casi sintomatici è stato pari a 0,99 (range 0,95 – 1,07), sempre in crescita rispetto alla settimana precedente (era a 0,95). Stando al report, sono 10 le Regioni e le Province autonome che hanno un Rt puntuale maggiore di 1, di cui 9 anche nel limite inferiore, quindi compatibile con uno scenario di tipo 2 e in aumento rispetto alla settimana precedente.

L’Umbria, come detto, ha un livello di rischio alto. Mentre sono 12, rispetto alle 10 della settimana precedente, le Regioni a rischio moderato – di cui 6 ad alta probabilità di progressione a rischio alto nelle prossime settimane – e 8 a rischio basso. Dati che confermano l’ampia diffusione del virus nel Paese, aggravata dalla presenza ormai accertata delle varianti, sulle quali è cominciata una nuova indagine dell’Iss

Si confermano per la terza settimana segnali di tendenza ad un “graduale incremento nell’evoluzione epidemiologica” e si osserva un “peggioramento nel livello generale del rischio”, scrive l’Iss. Un “nuovo rapido aumento nel numero di casi potrebbe rapidamente portare ad un sovraccarico dei servizi sanitari in quanto si inserirebbe in un contesto in cui l’incidenza di base è ancora molto elevata e sono ancora numerose le persone ricoverate”, avverte il monitoraggio.

Ad oggi, il tasso di occupazione in terapia intensiva a livello nazionale continua ad essere alto ma sotto la soglia critica del 30 per cento (24 per cento) e il numero di pazienti Covid è in lieve diminuzione. Il tasso di occupazione in terapia intensivaI e aree mediche resta sopra la soglia critica in cinque Regioni e Province autonome. Il presidente dell’Iss avverte che siamo in una “posizione abbastanza favorevole rispetto all’incidenza di altri paesi, ma l’epidemia è soggetta ad ondate e quindi bisogna sempre avere grande attenzione”.

Ma c’è da dire anche che la vaccinazione contro il coronavirus comincia a mostrare i primi effetti. “Nella fascia della popolazione over 80 – ha spiegato il presidente dell’Iss, Silvio Brusaferro – c’è una decrescita dei casi legata alla campagna vaccinale. Nell’ultima settimana la forbice si sta aprendo ed è un primo segnale importante“. Allo stesso tempo, però, si osserva una “leggera ricrescita” dei casi Covid a livello nazionale, dovuta soprattutto a un incremento “nelle fasce più giovani”.

E i dati quotidiani forniti dal ministero della salute lo evidenziano. Sono 15.479 i nuovi casi di coronavirus in Italia in 24 ore. I decessi sono 348 per un totale di 95.235 vittime da febbraio 2020. Mentre i guariti/dimessi sono 2.303.199 complessivamente. I tamponi totali, molecolari e antigenici, sono stati 297 128. Il tasso di positività sale al 5,2 per cento: su 100 tamponi eseguiti più di 5 sono positivi.