Critiche alla Raggi sui rifiuti. Ma nessuno dice che fare. Da Michetti & C. attacchi quotidiani alla sindaca di Roma. Sconosciuta però la loro ricetta contro l’emergenza

rifiuti Raggi
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La verità è che al di là di semplici esternazioni indignate su quanto Roma sia sporca i candidati sindaco a Roma, tanto quello del centrodestra Enrico Michetti quanto quello del centrosinistra Roberto Gualtieri, non sembrano avere la più pallida idea di come debba essere gestito il problema rifiuti nella Capitale. Mentre l’altro sfidante Carlo Calenda insiste sul termovalorizzatore (“Siamo gli unici in Europa che non lo vogliono”) e sul fatto che per le strade mancano 13.500 cestini. A mettere i bastoni tra le ruote ai piani della sindaca Virginia Raggi sui rifiuti pare essere, ancora una volta, la Regione (leggi l’articolo).

Secondo il Comune le responsabilità di una gestione dei rifiuti non proprio brillante sono da addebitarsi alla carenza impiantistica del Lazio. “Abbiamo fatto un piano di risanamento di Ama e ora Ama potrà realizzare impianti e assumere nuovo personale. Non voglio fare lo scaricabarile ma la Regione Lazio non ha siti e impianti sufficienti”, ha detto senza giri di parole la sindaca. E ancora: “Qui abbiamo una sola discarica, quella di Albano Laziale, che io ho riaperto”.

Contro i 30 tra impianti e discariche che conta per esempio la Lombardia. “All’interno di Roma Capitale non ci sono siti tecnicamente idonei a ospitare discariche”, incalza la sindaca. E su quest’ultimo fronte l’esponente pentastellata ha ingaggiato una martellante campagna ai danni di Gualtieri. Sono giorni che continua a chiedere all’ex ministro dell’Economia dove intenda costruire la discarica che a Roma vuole realizzare il governatore del Lazio, Nicola Zingaretti. Senza avere uno straccio di risposta.

“I nostri territori vessati dalle scelte scellerate delle vecchie amministrazioni e dalla discarica più grande d’Europa, quella di Malagrotta, hanno già pagato un prezzo ingiusto”, ha detto l’assessora capitolina ai Rifiuti e all’Ambiente, Katia Ziantoni. Zingaretti, ha spiegato l’assessora, in più di dieci anni, dalla chiusura di Malagrotta, ha approvato con estremo ritardo un piano dei rifiuti che, nonostante preveda soltanto discariche – come tipologia di impianto – non ha programmato la realizzazione di altre strutture.

“Davanti a questo, nonostante il governatore ci accusi di incapacità, ci troviamo nella paradossale situazione in cui una sola discarica funzionante deve accogliere tutti i rifiuti dei Comuni del Lazio. Una sola discarica. Questo è assurdo. Ma ancora Zingaretti, già commissariato per la crisi dei rifiuti di Latina, parla di commissariamento”.

ZINGARETTI MINACCIA. Rincara la dose la Raggi. “Io ho riaperto la discarica di Albano. Zingaretti, invece di mantenere aperte le altre discariche del Lazio che servirebbero a tutti i Comuni, pensa a nominare commissari. Invece di risolvere i problemi dei cittadini, fa campagna elettorale. A pagare la sua irresponsabilità sono sempre i romani. Ma noi non lo permetteremo”, avverte la sindaca. E già, perché, l’8 settembre, il Tar del Lazio ha respinto il ricorso proposto dal Campidoglio contro la possibilità di un commissariamento da parte della Regione Lazio in materia di rifiuti.

“Ritenuta la sussistenza di una oggettiva situazione emergenziale che richiede il coinvolgimento di tutti gli Enti preposti alla cura degli interessi del settore”, i giudici amministrativi hanno respinto l’istanza cautelare proposta da Roma Capitale con la quale si chiedeva l’annullamento della delibera regionale che, tra le altre cose, prevedeva appunto il possibile commissariamento. Ma Raggi non intende farsi intimidire da eventuali ordinanze che minaccia di predisporre Zingaretti per imporre discariche nella Capitale.

SCARICABARILE. La sindaca ha promesso che impugnerà un eventuale atto della Regione perché “mai ci sarà una discarica a Roma”. Gualtieri ha provato a replicare alla Raggi sulla carenza impiantistica sostenendo che “la Regione ha la responsabilità della programmazione e dell’autorizzazione degli impianti, ma in questi anni gli impianti non sono stati fatti fare ad Ama”. “Ma Ama – con un piano industriale 2020-2024 da 340 milioni di euro di investimenti – c’è – ha dichiarato Stefano Zaghis, suo amministratore unico– e sta facendo la sua parte. Siamo disponibili a sederci ai tavoli di confronto necessari con tutte le istituzioni e con tutti i soggetti coinvolti per recuperare il deficit strutturale e impiantistico regionale e consentire così alla città di Roma di raggiungere quegli obiettivi che sono nelle sue possibilità”.