Crollano ricoveri e terapie intensive. Riduzione del 50% solo grazie ai vaccini

Riaperture coronavirus
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Un leggero incremento dei ricoverati con sintomi nei reparti di area Covid, soprattutto nelle regioni del Sud, mentre le terapie intensive restano stabili a livello nazionale. Ciò significa che i vaccini stanno funzionando. Per quanto riguarda il tasso di occupazione dei posti letto da parte di persone contagiate dal Sars-Cov-2 nei reparti di Malattie infettive, Medicina interna e Pneumologia, la soglia di allerta è fissata al 40 per cento, percentuale oltre la quale diventa molto difficile gestire i pazienti ricoverati per altre patologie. Attualmente nessuna regione del Centro-Nord supera la media nazionale del 3 per cento. Per quanto riguarda le terapie intensive, l’allerta scatta quanto il tasso di occupazione da parte di pazienti Covid supera il 30 per cento. Sono due regioni del Sud, Sicilia e Sardegna, le uniche che arrivano a quota 5 per cento. A fine marzo, le terapie intensive Covid erano al 41% e i ricoveri al 44%. Da allora, grazie all’accelerazione della campagna vaccinale, è iniziata una continua discesa.

Se da un lato l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), registra un aumento dell’occupazione dei posti letto in area medica, dal 2 al 3 per cento, dall’altro lato Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, sottolinea come rispetto alle precedenti ondate si registri circa “il 50 per cento di ospedalizzazioni e terapie intensive in meno” a parità di casi. “L’efficacia dei vaccini – dice Cartabellotta – è maggiore per evitare ospedalizzazioni e decessi, ma c’è una buona efficacia anche nel prevenire l’infezione: 88 per cento con due dosi nella seconda e nella terza ondata per ogni mille pazienti positivi avevamo il 5 per cento che veniva ricoverato in ospedale e lo 0, per cento che andava in terapia intensiva. Oggi la percentuale dei ricoverati si è ridotta dal 5 al 2 per cento, quella di chi va in terapia intensiva si è ridotta dallo 0,5 allo 0,27 per cento. Nelle ondate precedenti, a parità di casi, avremmo avuto il doppio di persone ricoverate e in terapia intensiva”.

Dati che i no vax sostengono essere in linea con quelli dello scorso anno, senza tenere presente che lo scorso anno venivamo da tre mesi di rigidissimo lockdown e non come quest’anno che grazie ai vaccini non abbiamo subito grosse restrizioni. Nella distribuzione geografica la Sicilia e la Sardegna vedono la maggiore crescita della percentuale di occupazione di terapie intensive da parte di pazienti Covid, entrambe arrivate al 5 per cento in pochi giorni a fronte di una media nazionale del 2 per cento. Mentre Calabria, Campania e Sicilia – rispettivamente con il 6, il 5 e il 7 per cento – sono le regioni che hanno una percentuale maggiore di posti letto in reparto occupati da pazienti Covid, a fronte di una media nazionale del 3 per cento. Percentuali che al momento restano distanti dalle soglie di allerta. Certo è che secondo Cartabellotta “da un lato i dati confermano l’efficacia dei vaccini, dall’altro lato rilevano la necessità di mantenere le misure individuali raccomandate per limitare ulteriormente la circolazione del virus”. Numeri alla mano – secondo quanto riportato nell’ultimo report dell’Istituto superiore di sanità (Iss) – il ciclo vaccinale completo ha un’efficacia molto elevata: 88 per cento nel prevenire l’infezione, 95 per cento nel ridurre l’ospedalizzazione, 97 per cento nel prevenire il ricovero in terapia intensiva e 96 per cento nel ridurre il rischio di morte. Percentuali che si riducono nelle persone vaccinate con dose singola rispettivamente a 70 per cento, 81 per cento, 89 per cento e 80 per cento. Sul fronte dei vaccini Cartabellotta spiega che “stiamo mantenendo la media di 530-550mila somministrazioni al giorno, anche se la percentuale delle prime dosi è progressivamente diminuita.