Crollo Ravanusa, proseguono le ricerche degli ultimi due dispersi. I Vigili del fuoco hanno scavato tutta la notte ma di Calogero e Giuseppe ancora nessuna traccia

Ravanusa
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Proseguono le ricerche degli ultimi due dispersi della tragedia di Ravanusa nell’Agrigentino (leggi l’articolo). Nessuna traccia ancora di Calogero e Giuseppe Carmina, padre e figlio, rispettivamente di 88 e 59 anni. Si continua a scavare e l’area di intervento è stata estesa oltre le vie Trilussa e Galilei. Sul posto operano oltre cento Vigili del fuoco, con l’ausilio dei cani molecolari e dei volontari della Protezione civile.

Sono complessivamente sette le persone senza vita estratte dalle macerie. Tra le vittime accertate, le ultime in ordine di tempo, c’è Selene, la giovane donna incinta di 9 mesi che a giorni avrebbe dovuto partorire Samuele. Con lei, infermiera, dalle macerie di via Trilussa i soccorritori hanno estratto i corpi esanimi del marito Giuseppe, e dei suoceri Angelo ed Enza. Una famiglia distrutta.

Questa mattina sono arrivate sul luogo dell’esplosione la moglie Eliana e la sorella Agata di Giuseppe Carmina. I soccorritori, che hanno scavato con le mani per tutta la notte, senza trovare i corpi, hanno allargato il raggio d’azione, oltre la via Trilussa. Non è escluso che l’onda d’urto abbia potuto scaraventare i corpi anche a molta distanza.

La fuga di gas sarebbe stata ignorata

Appena cinque giorni prima dell’esplosione che ha causato sette morti a Ravanusa, sul luogo dell’incidente era stato eseguito un intervento di manutenzione da cui non erano emerse criticità. A riferirlo è il comandante provinciale dei carabinieri di Agrigento, Vittorio Stingo, a proposito dei controlli effettuati nella rete del metano del piccolo comune dove sabato sera è avvenuta la violenta esplosione che ha coinvolto diverse palazzine creando una vera e propria voragine.

Fatti per i quali la Procura di Agrigento, guidata da Luigi Patronaggio, ha aperto un fascicolo per disastro e omicidio colposo. Un’inchiesta che si preannuncia complicata e per la quale saranno decisivi i pareri dei periti, già nominati dal procuratore, che dovranno chiarire cosa ha provocato l’esplosione. Proprio a riguardo, al momento l’ipotesi più accreditata è quella che punta il dito contro una fuga di gas metano della rete cittadina che si sarebbe accumulata per giorni fino alla violenta deflagrazione.