Non è stata una rivoluzione, con qualche cambio e altrettante conferme. Le nomine ai vertici di Enav, Enel, Eni e Leonardo mostrano una sola vera rivoluzione, proprio quella all’interno dell’ex Finmeccanica. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha fatto fuori l’amministratore delegato Roberto Cingolani e al suo posto ha scelto Lorenzo Mariani. Alla presidenza va Giuseppe Macrì al posto di Stefano Pontecorvo. Cingolani non è più ben visto da Meloni (che l’ha scelto tre anni fa) e non gli è bastato il suo rapporto con Guido Crosetto.
E proprio il ministro della Difesa sembra essere il vero sconfitto di questa tornata di nomine. Meloni ha deciso che vuole profili vicini alle forze di governo e a lei stesso, soprattutto in aziende delicate come Leonardo, protagonista assoluta nell’epoca del riarmo. E per farlo ha sacrificato Cingolani, ritenuto troppo autonomo. Sia per le scelte fatte all’interno dell’azienda sia per l’annuncio del Michelangelo Dome (uno scudo anti-missili e droni in salsa europea che può non piacere agli Usa).
Crosetto è lo sconfitto delle nomine: le ragioni della scelta di Meloni
Ma il vero punto non è questo, non sono i droni o i rapporti con americani ed europei, quanto l’indipendenza di Cingolani e il rapporto con Crosetto. Perché Crosetto tre anni fa si era effettivamente speso per Mariani, ora scelto come ad. Ma in questi tre anni si è molto rafforzato il suo rapporto con Cingolani, tanto da difenderlo pubblicamente quando ha detto che a giudicare gli ad sono “i numeri e i mercati”. E quelli di Leonardo, tra utili e ricavi record, con Cingolani sono brillanti.
Il ministro della Difesa avrebbe preferito evitare cambiamenti, ma Meloni ha tirato dritta per la sua strada. A un anno dal voto per lei la priorità è la cieca fiducia in chi ricopre ruoli di rilievo. E poco importa se i mercati avrebbero preferito la continuità, come sembra evidente dal dato di ieri in Borsa, con il crollo del titolo di Leonardo che a fine seduta ha ceduto il 5,27%. Va detto che gli analisti, da questo punto di vista, sono invece meno preoccupati, al di là dello scossone iniziale: secondo Equita, per esempio, Mariani assicurerà continuità di gestione, essendo stato condirettore generale di Leonardo fino al 2025. Qualche dubbio in più c’è invece proprio sul Michelangelo Dome che non convince Meloni: è un progetto recente e fortemente voluto da Cingolani e non è detto che le cose non possano cambiare con la rivoluzione ai vertici di Leonardo.