Culto della personalità

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di Fausto Cirillo

Susanna Cumusso sale in cattedra e bacchetta sulle dita il vanesio Renzi. Alle orecchie della leader Cgil è infatti risuonata alquanto stonata la canzoncina che gli innocenti alunni di una scuola elementare di Siracusa hanno dovuto cantare l’altra mattina all’arrivo del giovin Rottamatore. «Attento, rischi il culto della personalità» gli ha mandato a dire, infastidita per l’eccessiva vanità di un premier che appare molto attento alla sua immagine e agli effetti mediatici dei suoi annunci. Insospettita e indispettita dall’offensiva parolaia del premier, la sindacalista invita l’inquilino di Palazzo Chigi a dimostrare ben altra concretezza. A partire dal famigerato Jobs Act, novello Sarchiapone della politica italiana di cui tanto si parla ma che solo la prossima settimana verrà finalmente illustrato nei suoi contenuti. La sindacalista, che pure ne aveva apprezzato a suo tempo la sintesi in striminzite slide, sembra adesso bocciarlo nel suo impianto complessivo. Si augura che “non sia l’ennesima moltiplicazione delle forme di ingresso al lavoro e quindi della precarietà”. A suo avviso «sarebbe utile, per mettere ordine al sistema, che si comincino a tagliare tutte le forme di precarietà e poi, a quel punto, si può discutere anche di contratto unico. Il tema oggi – aggiunge a proposito della possibile esenzione per 3 anni dell’articolo 18 previsto nel documento renziano – non è quello dei licenziamenti ma delle assunzioni. Servono politiche per creare il lavoro e per non far fuggire non solo i cervelli ma anche la manodopera giovanile, altrimenti creiamo un debito straordinario sui nostri figli e sui nostri nipoti progettando un paese di poveri». Quanto ai cinque miliardi di risorse che il governo prevede di ricavare dal taglio alla spesa pubblica e destinare al taglio del cuneo fiscale, per la Camusso si tratta di una misura «ancora lontana dall’avere quell’effetto choc che il presidente del Consiglio aveva annunciato in Parlamento. Ho la sensazione – ha proseguito – che ci stiamo riraccontando la Legge di stabilità che prevedeva un fondo destinato a ridurre la tassazione sulle imprese e sui lavoratori alimentato direttamente dai tagli di spesa e dagli eventuali proventi del rientro dei capitali. Se è di nuovo quella cosa lì, era insufficiente a dicembre e non diventa sufficiente adesso» ha tagliato corto la segretaria generale della Cgil. Che si stia già pentendo di aver ceduto anch’ella al fascino di Renzi, dandogli anch’ella il via libera per la brutale rottamazione di Enrico Letta?