Cuperlo fa l’offeso

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

di Lapo Mazzei

Due dimissioni nello stesso giorno sono un fatto. Soprattutto se le prime sono di segno positivo mentre le altre, all’apparenza negative, portano con sé i germi della polemica, essendo state consegnate a mezzo social network. Partiamo da quelle dell’ex segretario del Pd Pier Luigi Bersani che ieri pomeriggio ha lasciato il reparto di neurochirurgia dell’ospedale Maggiore di Parma, dove era stato operato lo scorso 5 gennaio per una emorragia. E ora che Bersani è di nuovo a casa, i bersaniani possono tornare a contare su Bersani, ovvero sull’ala movimentista del partito. Le altre dimissioni portano invece la firma di Gianni Cuperlo, che ha lasciato la presidenza del partito in aperta polemica con la linea indicata dal segretario Matteo Renzi. Un atto, quello compiuto dall’esponente Dem, ampiamente annunciato durante la direzione di lunedì scorso quando, appena terminato l’intervento che gli ha dedicato Renzi, per protesta si era alzato per andarsi a sedere in fondo tra i delegati. L’atto formale consegnato ieri a mezzo Facebook, più solenne del gesto di lunedì, contribuisce ad aprire ufficialmente le ostilità all’interno del Pd, sempre più lontano da quella unità d’intenti evocata, ed invocata, da Renzi un minuto dopo la nomina a segretario. «Sono allarmato, si va verso l’omologazione» sostiene Cuperlo nella sua missiva. A stretto giro di post è arrivata la replica di Renzi: «Rispetto la tua scelta, sono certo che ripartiremo insieme». Nella sua lunga lettera l’ormai ex presidente del partito sostiene di dimettersi perché «colpito e allarmato da una concezione del partito e del confronto al suo interno che non può piegare verso l’omologazione, di linguaggio e pensiero. Mi dimetto perché voglio bene al Pd e voglio impegnarmi a rafforzare al suo interno idee e valori di quella sinistra ripensata senza la quale questo partito semplicemente cesserebbe di essere». Ma sullo sfondo c’è anche la lite consumata fra i due durante i lavori della direzione del Pd. Cuperlo aveva espresso perplessità sull’Italicum, ovvero il sistema elettorale indicato da Renzi: «Non convincente», «liste bloccate», «gli elettori non possono scegliere» aveva affermato l’ex presidente del partito. Renzi, ovviamente, gli aveva risposto a tamburo battente: «Questo tuo riferimento esplicito al tema delle primarie o delle preferenze avrei preferito che lo avessi posto quando ti sei candidato. Perché se me lo dice Fassina che prende 12mila voti è un conto, un altro è se me lo dice chi entra nel listino. Non è accettabile che il tema delle primarie venga posto strumentalmente adesso». La risposta tranchant aveva reso rovente l’atmosfera in direzione. Cuperlo ha spiegato ieri il suo gesto anche con questo passaggio: «Mi dimetto perché voglio avere la libertà di dire sempre quello che penso. Voglio poter applaudire, criticare, dissentire, senza che ciò appaia a nessuno come un abuso della carica che per qualche settimana ho cercato di ricoprire al meglio delle mie capacità. Auguro buon lavoro a te e a tutti noi».

Fioretto e clava
Ovviamente le reazioni dei renziani non si sono fatte attendere. In primis il deputato Pd Dario Nardella: «Cuperlo sarebbe stato un ottimo presidente ma capisco che il ruolo di garanzia mal si concilia con la volontà di guidare la minoranza. Non condivido invece – ha affermato il parlamentare – le critiche fatte da Cuperlo all’idea di partito di Renzi. In questi giorni so che si sono sentiti e anche io, nel mio piccolo, ho avuto molti contatti con la minoranza. Dopodiché un partito è un luogo dove si discute e poi si decide, la gente ci chiede questo». E lo stesso segretario ha replicato sul punto: «In un Partito democratico le critiche si fanno, come hai fatto tu, ma si possono anche ricevere. Mi spiace che ti sia sentito offeso a livello personale. Ti ringrazio per il lavoro che hai svolto nel tuo ruolo e sono certo che insieme potremo fare ancora molto per il Pd e per il centrosinistra. Ci aspetta un cammino intenso che può finalmente cambiare l’Italia». Fioretto, certo, ma anche spada e clava. Perché nessuno dei due ha risparmiato colpi bassi all’avversario. «Ancora ieri, e non per la prima volta – si legge tra l’altro nella missiva di Cuperlo indirizzata al segretario -tu hai risposto a delle obiezioni politiche e di merito con un attacco di tipo personale». E Renzi non è da meno: «Comunità difficile. Dove ci si può sentire offesi perché uno ti dice che sei livoroso. E dove si può rimanere con un sorriso anche se ti danno del fascistoide. Comunità bellissima, però». Benvenuti nel nuovo Pd. Anzi nella prima era dell’epoca renziana.

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

Le nomine per tutte le stagioni

Evitando le buche più dure – vedi le parole gravissime del sottosegretario Durigon – Draghi si tiene buono il Parlamento fotocopiando senza il fuoco di sbarramento visto con Conte la stessa prudenza sulla pandemia del suo predecessore. Merito di una situazione sanitaria che migliora, ma

Continua »
TV E MEDIA