Cyberbullismo, legge stravolta alla Camera. Il nuovo testo punisce anche i maggiorenni

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Doveva servire ad educare invece di reprimere. Ma rischia di produrre l’effetto contrario, come spesso capita quando un provvedimento fa avanti e indietro da un ramo all’altro del Parlamento e con tempi così dilatati. Stavolta ad essere “snaturata” è stata la norma sul cosiddetto cyberbullismo, studiata per combattere le violenze di gruppo di minori su minori, che dopo aver passato l’esame di Palazzo Madama il 20 maggio 2015 in questi giorni è in discussione a Montecitorio. A dirlo non è solo il Movimento 5 Stelle, che sta all’opposizione ma che comunque sedici mesi fa ha votato a favore del testo. La denuncia arriva prima di tutto da chi questa legge l’ha proposta e fortemente voluta, ovvero la senatrice Elena Ferrara (Pd), ex insegnante di musica di Carolina Picchio, la quattordicenne di Novara che nel 2013 si tolse la vita dopo essere stata perseguitata sul web, e Paolo Picchio, padre della ragazza.

POSSIBILE FLOP – La versione della pdl uscita dalle commissioni Giustizia e Affari sociali della Camera, infatti, è sostanzialmente diversa rispetto a quella originaria. Soprattutto perché non limita il campo ai minori e aumenta la “repressione” contro tutti coloro che compiono atti di bullismo e cyberbullismo in rete, con riferimento non solo ai social network ma anche alle chat e ai blog. Sfociando addirittura sul fronte penale, visto che l’articolo 6 prevede l’introduzione di un’aggravante per lo stalking sul web con una pena che va da uno a sei anni di carcere. “La legge era rivolta ai minori, sia vittime che autori del reato”, chiarisce Ferrara contattata da La Notizia, anche perché “per gli adulti sono già previste altre fattispecie di reato che hanno funzionato nei processi di cyberbullismo come quello di Carolina. Nel suo impianto originario – aggiunge l’esponente dem – la proposta si basava su tre pilastri: un piano di prevenzione da attuare in collaborazione con il Miur e la Polizia postale, la possibilità per i minorenni di ottenere dai gestori dei siti internet la rimozione di contenuti offensivi e la procedura di ammonimento come per lo stalking”. E adesso che succede? “Al Senato votammo questa norma all’unanimità: se l’allargamento delle maglie la rendesse inefficace per i minori decideremo cosa fare rispettando una volontà comune che ha ispirato il lavoro di due anni”, risponde Ferrara.

LIBERTÀ CERCASI – “Siamo assolutamente favorevoli a una legge contro atti di bullismo e cyberbullismo”, spiega Vittorio Ferraresi, capogruppo del M5S in commissione Giustizia alla Camera, ma “ciò che si vuole approvare riguarda tutt’altro. Anche se la maggioranza ha recepito modifiche che abbiamo avanzato per limitare i danni di questa legge e sono stati fatti passi in avanti, restano delle problematiche importanti”. Per esempio? “L’allargamento della norma a tutti i cittadini è una follia – attacca il deputato pentastellato –. Pensare di affidare il controllo e la possibilità di oscuramento dei contenuti web al garante per la privacy e ai gestori è inconcepibile, sia per l’altissimo livello di responsabilità sia per il rischio di discrezionalità da parte di soggetti che non hanno le risorse e le competenze dell’autorità giudiziaria. Se l’articolo 2 non cambierà”, conclude Ferraresi, “sarà quindi un provvedimento insostenibile economicamente e rischioso per la libertà di pensiero”.

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di Gaetano Pedullà

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