Cybersecurity, le società fanno lobby al Copasir. Aziende in pressing sul Parlamento per i ricchi affari con lo Stato

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di Stefano Sansonetti

Il problema della cybersecurity, si sa, è più vivo che mai. Ne è consapevole anche il Copasir, il Comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti, che da tempo organizza audizioni parlamentari per tenere alta l’attenzione sulle potenziali minacce allo Stato. Anche ad agosto l’organo, presieduto dal leghista Giacomo Stucchi, non ha lesinato convocazioni di operatori del settore. A sfilare davanti a deputati e senatori, in particolare, sono state le società Itd Solutions e Yarix. La prima, sede a Milano, è guidata dall’Ad Carlo Brigada, che ha tra i soci anche Riccardo Benedini, figlio di Benito Benedini, ex presidente di Federchimica, Assolombarda e Sole 24 Ore. La seconda, sede principale a Montebelluna e sede distaccata a Tel Aviv, è guidata dall’Ad Mirko Gatto. Il quale si è presentato in audizione accompagnato da Alessandro Beulcke, presidente di Allea, società di lobbying che cura gli interessi della stessa Yarix. Ora, è vero che il contenuto della audizioni al Copasir è secretato. Ma non è una novità che le società di cybersecurity, di fronte a deputati e senatori, non facciano altro che ribadire che l’Italia è un Paese che investe pochissimo nella prevenzione degli attacchi. Insomma, il rischio è che alla fine ognuna di queste società vada in Parlamento a “vendere” i suoi prodotti. Questo naturalmente non elimina la necessità da parte delle Pubbliche amministrazioni di prestare la massima attenzione al tema. Ma che il settore della sicurezza informatica abbia margini di business molto elevati è noto anche ai più disattenti.

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