Da otto mesi senza una guida: carceri dimenticate

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di Carmine Gazzanni

Niente da fare. Nonostante la storica sentenza della Corte Europea che ci concede solo un anno per metterci in regola sul sovraffollamento delle carceri, pare proprio che l’Italia faccia di tutto per essere sanzionata. Da ben cinque mesi, infatti, il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria manca di un direttore.

UN VUOTO CHE DURA DA MESI
È maggio quando il ministro della Giustizia Andrea Orlando revoca l’incarico a Giovanni Tamburino, un “tecnico” non a caso nominato dal governo di Mario Monti. Cinque mesi in cui nessuno in via Arenula, né tantomeno a Palazzo Chigi, ha pensato all’esigenza di provvedere al vuoto istituzionale. Ma le responsabilità del governo non finiscono mica qui. La legge, infatti, stabilisce che, alla scadenza del mandato, il capo del Dap rimanga in carica altri 90 giorni, durante i quali il governo ha la possibilità o di rinnovare il mandato o di trovare un sostituto. Un sistema concepito appunto per evitare che ci sia un solo giorno di vacatio. E invece niente: in 3 mesi dalla scadenza dell’incarico di Tamburino (marzo 2014) nessuno ha fatto nulla, non provvedendo né ad un’eventuale riconferma né ad una sostituzione. A conti fatti, in totale sono ben 8 i mesi durante i quali il governo Renzi ha preferito dormire sonni profondi.

DETENUTI E GUARDIE
Un letargo che non trova giustificazione, considerando la situazione carceraria italiana. Come detto abbiamo un anno per cercare di risolvere il problema sovraffollamento. La soluzione del problema però è ancora lontana. Gli ultimi dati pubblicati dal ministero, infatti, parlano di 54.252 detenuti a fronte di una capienza di 49.397 unità. Il problema, peraltro, è acuito dal fatto che, dinanzi ad un numero elevato di carcerati, la polizia penitenziaria vive una realtà diametralmente opposta, “condannata” ad un organico ridotto. Anche qui sono i dati a parlare. Secondo l’ultimo rapporto disponibile (2013) riguardante la dotazione organica ed effettiva della polizia penitenziaria, emerge che dei 12 dirigenti previsti, nessuno è in carica; delle 503 unità di ruoli direttivi (colonnelli, capitani, tenenti) ne mancano all’appello 103. E più si scende di gerarchia e peggio è. Per quanto riguarda ispettori e marescialli tra organico potenziale ed effettivo c’è una distanza di 1.771 unità. Infine, gli agenti semplici: meno tremila rispetto a quanto si dovrebbe.

UNA MULTA SALATA
La situazione, insomma, non è delle migliori. Né promette bene per il nostro Paese. Accanto al ricorso-pilota presentato da Mino Torreggiani che è costato, come detto, al nostro Paese la condanna Ue, ce ne sono altri 6.829, tutti depositati tra il 2009 e il 2013 per motivi analoghi. E, secondo quanto denunciato anche dall’associazione Antigone, se il nostro Paese non dovesse risolvere i problemi carcerari entro l’anno, si tratterebbe di una multa da 100milioni.

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