Da bandiera ad avversario: la parabola di Federico Pizzarotti. Nel Movimento tirano in sospiro di sollievo: c’è un dissidente in meno

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C’è chi, come la senatrice bolognese Elisa Bulgarelli, ha addirittura listato a lutto la sua pagina Facebook dopo l’uscita dal Movimento del sindaco di Parma, Federico Pizzarotti. Ma si tratta di un caso isolato. Perché nessuno, dopo la conferenza stampa con la quale ieri il primo cittadino ha detto addio ai 5 Stelle, si è schierato dalla sua parte. Anzi. Sono queste, del resto, le occasioni in cui i pentastellati si ricompattano. Trattando con una certa indifferenza l’epurato di turno. Prendete Roberto Fico, componente del direttorio e presidente della commissione di vigilanza Rai. “Non ci sono norme ad personam nel Movimento”, ha detto commentando le accuse rivolte da Pizzarotti contro l’ipotesi di modifica del regolamento. “Capisco che lui abbia puntato il dito contro il direttorio, ma dobbiamo andare avanti sulle questioni importanti del Movimento”. Messaggio chiaro, ripetuto anche da altri esponenti dei 5 Stelle.

LE ACCUSE
Il sindaco di Parma “ha bisogno di dire cose contro di noi perché altrimenti si potrebbero pensare male di lui – ha spiegato il senatore Sergio Puglia –. È evidente che ha fatto accordi. Oggi ci attacca, lo ha sempre fatto, ogni volta che ci sono elezioni esce con una bordata contro il M5S. Finalmente ha aperto una scatola ed è venuto allo scoperto”, ha concluso. “Pizzarotti? Gli auguriamo buon lavoro”, ha tagliato corto l’ex capogruppo a Palazzo Madama, Maurizio Buccarella. Ma non solo. “Non credo che il Paese abbia un sussulto per il caso Pizzarotti, forse ci saranno per il Monte dei Paschi di Siena”, ha detto invece Nicola Morra. “Era il primo sindaco? Il Movimento per nostra fortuna non è solo un volto o un amministrazione – ha aggiunto –. Poi se qualcuno pensa di essere più bravo degli altri…”.

VICINANZA
Certo, nei confronti di Pizzarotti è arrivato pure qualche attestato di stima. Ma soltanto da chi è andato incontro alla sua stessa sorte. “Oggi è toccato a lui scrivere una triste pagina di storia: il funerale del Movimento”, ha dichiarato Andrea De Franceschi, ex capogruppo 5 Stelle in Regione Emilia-Romagna, espulso da Beppe Grillo nel 2014. “All’interno del Movimento”, ha scritto su Facebook l’ex consigliere comunale di Torino, Vittorio Bertola, “non c’è più spazio per combattere e per dare il nostro contributo, c’è spazio solo per chi obbedisce, per chi accetta qualsiasi scorciatoia pur di conquistare il potere, e per chi si arrampica sui vetri per difendere qualsiasi cosa faccia il M5S, non solo le cose positive (che ci sono) ma anche quelle negative (sempre più frequenti)”. “L’abbandono del simbolo 5 stelle da parte di Pizzarotti non fa altro che testimoniare la sua fedeltà ai valori originari del movimento. È la parte buona del Movimento che se ne va, una grande perdita per un gruppo di cittadini che era nato con lo scopo di fare politica dal basso”, hanno scritto in una nota alcuni senatori ex 5 Stelle, fra i quali Maria Mussini, Alessandra Bencini e Maurizio Romani.