Da #bastaunSì a #bastaunvoto alla Legge di Bilancio. Così Mattarella si prepara alle consultazioni

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Il motto della campagna referendaria era “basta un Sì”, quello di oggi è “basta un voto”. Quello sufficiente, secondo il capogruppo Pd in commissione Bilancio a Palazzo Madama, Giorgio Santini, a dare il via libera definitivo alla legge di Bilancio. Condizione necessaria affinché Matteo Renzi possa dimettersi formalmente, come ha annunciato domenica sera dopo la vittoria del No alle urne. Vuole uscire di scena, l’ex sindaco di Firenze. Almeno per il momento. Poi a bocce ferme deciderà il da farsi, senza escludere nessuno scenario. La necessità stringente, come gli ha spiegato lunedì il capo dello Stato Sergio Mattarella nel colloquio al Quirinale, è però quella di evitare scossoni: la manovra va approvata nel più breve tempo possibile e lui ha risposto “obbedisco”.

Approvazione lampo – L’iter si preannuncia lampo. Così, nonostante le proteste delle opposizioni – che da Sinistra Italiana e 5 Stelle fino a Lega Nord e Ala hanno chiesto senza successo il rinvio della discussione alla prossima settimana –, il voto finale sul provvedimento dovrebbe arrivare già domani. La legge sbarcherà in mattinata nell’Aula del Senato, così come ha deciso la conferenza dei capigruppo. Il termine ultimo per la presentazione degli emendamenti è stato fissato per le 9.30, mentre la prima chiama sul voto di fiducia inizierà alle 13.30. Alle 14.30-45 comincerà invece la votazione della seconda parte, quella con gli stanziamenti dei ministeri, composta da altri 18 articoli (compresa l’entrata in vigore). Una volta superato lo scoglio della manovra, il presidente della Repubblica avvierà le consultazioni.

Appuntamento al Colle – Se la tabella di marcia sarà rispettata, Renzi si presenterà giovedì mattina al Colle per dimettersi, poi nel pomeriggio Mattarella – che vista la situazione ha annullato la visita a Milano che si sarebbe conclusa con la presenza in serata alla prima della Scala – comincerà a sondare gli animi in vista della formazione di un nuovo governo. Non sarà un percorso in discesa, anche perché le posizioni delle forze che siedono in Parlamento non viaggiano all’unisono. Dentro al Pd, ma questa non è certamente una novità, i pareri sul da farsi sono discordanti. Il Movimento 5 Stelle spinge invece per tornare al voto il prima possibile, applicando l’Italicum (su cui la Corte costituzionale si pronuncerà il prossimo 24 gennaio) anche al Senato su base regionale. Dal canto suo, Forza Italia vuole prendere tempo, nell’attesa di ricostruire un fronte compatto con leghisti e Fratelli d’Italia, e chiede “una legge elettorale che garantisca la governabilità e una reale corrispondenza della maggioranza parlamentare alla maggioranza popolare. Siamo certi che il presidente della Repubblica sarà garante di questa complessa fase, con la sua saggezza e il suo scrupolo istituzionale”. In questo senso, Silvio Berlusconi era stato chiaro già due giorni fa. “Il Pd conserva una maggioranza in Parlamento – aveva detto il Cavaliere –, spetta a lui il compito di dare vita ad un nuovo governo”. Posizione che però non piace al ministro dell’Interno, Angelino Alfano, che ieri ha rivolto un duro attacco ai suoi ex colleghi di partito. “Forza Italia vuole proseguire la legislatura? Non sarà gratis”, ha detto. Il clima, insomma, è tutt’altro che disteso.