Da Delrio a Franceschini. Mattarella sfoglia la margherita dei democristiani per trovare un profilo moderato

di Stefano Iannaccone
Politica

Comunque vada sarà un democristiano. Se non di estrazione politica, almeno nella sostanza: perché bisognerà trattare con pazienza e con la capacità di fare delle concessioni agli interlocutori, in particolare per trovare un’intesa sulla nuova legge elettorale. L’erede di Matteo Renzi a Palazzo Chigi, a meno di clamorosi ripensamenti del presidente del Consiglio, ha un preciso identikit. Per questo circolano con insistenza i nomi dei ministri Dario Franceschini e Graziano Delrio.

Parla Mattarella – Il presidente della Repubblica, ovviamente un ex democristiano doc come Sergio Mattarella, preferirebbe ottenere un Renzi bis.  Ma di fronte al rifiuto ha più di un’opzione da poter valutare per assegnare l’incarico: l’obiettivo è di non allungare troppo i tempi. In cima alla lista resta il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, che non è un centrista doc, ma avrebbe il profilo per fare da equilibrista in un Governo politico con un retrogusto tecnico visto che sarebbe guidato da un economista prestato alla politica appena da qualche anno. Ancora più istituzionale sarebbe la scelta del presidente del Senato, Piero Grasso: ex magistrato, eletto nelle liste del Pd, sarebbe l’uomo giusto per rasserenare gli animi con il Movimento 5 Stelle, anche se in alcune occasioni è stato contestato. Per i dem ci può essere un valore aggiunto: il sostegno potrebbe arrivare in maniera più fredda in confronto ad altre figure. Con Renzi il rapporto non è certo molto stretto.  A caldo il capogruppo di Forza Italia alla Camera, Renato Brunetta, non è sembrato così ostile alle ipotesi Grasso e Padoan. “La proposta spetta al partito di maggioranza”.  Grasso, peraltro, riproporrebbe uno schema molto simile ad alcuni esecutivi del passato, molto cari alla Dc: i Governi balneari.

Soluzioni politiche – Ma tra le soluzioni da mettere in campo c’è anche quella più politica. E tira in ballo alcuni attuali ministri. L’uomo buono per tutte le stagioni è Franceschini: ex lettiano, ex veltroniano (è stato vicesegretario nella segretaria di Veltroni), ex bersaniano. Insomma, un politico navigato che riesce a cambiare pelle in base alle esigenze. Attualmente guida il dicastero dei Beni culturali e del Turismo, che garantisce una buona vetrina di visibilità. A suo svantaggio giocano però la scaltrezza nel cambiare posizione e il notevole potere che ha nel Pd e che potrebbe provocare qualche mal di pancia, visto che già controlla i capigruppo di Camera e Senato, Ettore Rosato e Luigi Zanda. Roba che nemmeno Renzi ha mai avuto. Per questo viene vista con maggiore attenzione la candidatura di Delrio, il “diversamente renziano” ministro delle Infrastrutture che è stato sempre visto come un possibile erede di Renzi alla guida del Pd. Dopo un periodo difficile, i rapporti tra il Rottamatore e l’ex numero uno dell’Anci sono tornati buoni. Delrio sarebbe l’opzione più politica sul tavolo: la garanzia di continuità rispetto all’azione di Governo intrapresa oltre mille giorni fa dall’amico Matteo. Infine, già da settimane, circola il nome di Carlo Calenda, ministro dello Sviluppo economico, ex montezemoliano. In Europa gode di grande stima, avendo già frequentato Bruxelles. Il suo nome piace anche alla sinistra del Pd. Ma proprio per questo le quotazioni sono in discesa: Renzi non sembra minimamente intenzionato a fare concessioni ai bersaniani, finiti in cima alla lista dei nemici dopo la campagna per il referendum. Infine, nei corridoi di Palazzo viene proposta una suggestione: Enrico Letta. “Immaginate il passaggio della campanella a Palazzo Chigi con Renzi che gliela consegna sorridente…”, ironizza un deputato dem. Ma più che un’idea è un modo per sdrammatizzare la situazione.