Da Draghi arriva il segnale a Grillo. Sì al super-ministero chiesto dal fondatore M5S. Oggi la consultazione degli iscritti su Rousseau

BEPPE GRILLO
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Alla fine l’ufficialità è arrivata: il tanto atteso voto su Rousseau ci sarà oggi (dalle 10 alle 18). In serata, dunque, sapremo se il Movimento cinque stelle appoggerà il governo di Mario Draghi oppure no. Che tuttavia il Sì al governo di Super-Mario sia in discesa appare un dato certo a tutti. Per varie ragioni. Non si può innanzitutto negare che negli ultimi giorni e settimane i big del Movimento cinque stelle hanno gradualmente aperto alla possibilità di entrare in maggioranza. Purché ci fossero alcune garanzie. Garanzie che già due giorni sembravano esserci e che ieri sono diventate ancora più palesi: no al Mes, sì convinto al Reddito di cittadinanza (sebbene con qualche aggiustatina sul fronte delle politiche attive) e, infine, determinante svolta green nelle politiche.

La richiesta era chiara: un ministero ad hoc. E un ministero ad hoc è arrivato. “Non è neanche da escludere – vocifera qualcuno – che Draghi e Grillo avessero concordato già di far uscire la notizia di un ministero di Transizione ecologica…”. Vero o falso che sia i fatti sono chiari: sebbene Draghi non abbia parlato al termine del giro di consultazioni con le parti sociali, la notizia del ministero della Transizione ecologica è stata resa ufficiale dalla presidente del Wwf Donatella Bianchi. Un suggello alla trattativa e al peso specifico e che Draghi riconosce al Movimento determinante.

E la ciliegina sulla torta è arrivata, poi, con le nuove dichiarazioni di Giuseppe Conte. Che, dopo le parole espresse fuori Palazzo Chigi qualche giorno fa, ieri è stato ancora più chiaro (semmai ce ne fosse bisogno): “Se fossi iscritto alla piattaforma Rousseau voterei Sì. Il Paese è in condizioni tali, ci sono tali urgenze, che comunque è bene che ci sia un governo”. Un endorsement che, visto il peso di Conte sugli attivisti, vale più di un endorsement.

DIBBA A SECCO. Difficile, dunque, che a spuntarla sia il No a Mario Draghi. Anche perché, secondo quanto emerso ieri, il quesito sarà formulato premendo proprio sul ministero di Transizione ecologica. Nessuno spazio, invece, alla possibilità di una casella ad hoc per l’astensione. Solo un “Sì” o un “No”. Il che vuol dire, al di là dei formalismi, che la richiesta avanzata da Alessandro Di Battista non ha trovato ascolto. Ancora una volta, dunque, pare che Di Battista sia rimasto fuori dalle decisioni di peso interne al Movimento.

Un rischio per quanti ancora temono che al di là del voto possa esserci una scissione. “Molto più probabile che possa nascere una sorta di minoranza interna”, ragiona un senatore M5S. Correnti che certamente non fanno bene al Movimento ma che potrebbero arricchire il confronto interno. Sempre che, cammin facendo, non possano scoppiare altre crepe. Come sul tema della giustizia. “No, per ora non ne parlo”, taglia corto non a caso il senatore.

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di Gaetano Pedullà

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