Cavalcare uno scandalo inesistente, per infangare la trasmissione Report e distogliere l’attenzione dall’inchiesta sulla Pista nera che starebbe dietro le stragi del ’92, dove morirono Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, rilanciata dalla trasmissione d’inchiesta. È il compito che si è assunto Maurizio Gasparri, che anche ieri è tornato ad accusare di dossieraggio il commercialista Gaetano Bellavia (che in realtà è la vittima di un reato) e, de relato, il giornalista Sigfrido Ranucci.
Gasparri insiste col dossieraggio di Report
L’infaticabile senatore ha rilanciato le insinuazioni – su una supposta attività di dossieraggio -, forte anche del procedimento aperto due giorni fa contro Bellavia dal Garante per la Privacy (lo stesso del quale Report ha messo seriamente in dubbio l’indipendenza, con una serie di inchieste).
Mercoledì infatti gli uffici dell’autorità avevano inviato una richiesta di informazioni al commercialista in relazione a una supposta violazione di dati personali. Ironia della sorte proprio ieri Report ha si è visto confermare in Cassazione l’annullamento di un’altra sanzione comminata proprio dal Garante Privacy, il cui ricorso è stato respinto insieme a quello del leghista Armando Siri.
Ranucci: “Un’altra grande vittoria per Report contro il Garante della Privacy”
A renderlo noto, lo stesso Ranucci sulla sua pagina Facebook: “Un’altra grande vittoria per Report, confermata dalla Cassazione, contro il Garante della Privacy e l’ennesima querela di Armando Siri della Lega (quello che ha patteggiato la bancarotta fraudolenta)”.
“In poche settimane, la Suprema Corte di Cassazione ha emesso diverse sentenze che tracciano i limiti all’ingerenza del Garante nel lavoro del giornalismo investigativo”, aggiunge il giornalista, “Il collegio guidato dalla dottoressa Laura Tricomi ha bocciato il ricorso presentato dal Garante della Privacy e da Armando Siri contro la decisione della Corte d’Appello di Roma, che li aveva già visti perdenti”.
Bevilacqua: “Ma chi rappresenta davvero Maurizio Gasparri?”
Intanto a Gasparri ha risposto ieri la senatrice M5S Dolores Bevilacqua: “Anche oggi Gasparri continua a stracciarsi le vesta sul presunto dossieraggio del consulente di Report, e parla di ‘incredibile silenzio’. Fa ridere detto da chi sembra fare di tutto per insabbiare il ruolo di Avanguardia Nazionale nelle stragi di mafia. Un’ipotesi che non è affatto archiviata, visto che la stessa GIP di Caltanissetta ha chiesto per la seconda volta di approfondirla”.
“Perché il capogruppo di Forza Italia non rompe il silenzio su quali sono stati davvero i suoi rapporti con Iginio Di Mambro, uomo dell’orbita nera e vicino a Licio Gelli, indicato come finanziatore e ideatore della strage di Bologna, prima della sua nomina a sottosegretario all’Interno nel governo Berlusconi?”, continua Bevilacqua, “E perché non ha mai chiarito fino in fondo la sua posizione rispetto a contatti e frequentazioni con ambienti dell’intelligence straniera, compresi agenti del Mossad di cui più volte si è parlato? Si è dimesso dalla presidenza di una società di cybersicurezza israeliana per scelta spontanea o perché Report ha rivelato che quell’incarico non era stato comunicato al Senato della Repubblica?”.
E conclude la pentastellata: “Ancora una volta da Gasparri abbiamo sussulti di legalità a corrente alternata, garantismo a convenienza e metri di giudizio variabili a seconda che si parli di giornalisti scomodi o di ministre del proprio governo rinviate a giudizio. La domanda finale resta aperta: chi rappresenta davvero Maurizio Gasparri?”.