Da Giulio a Silvio. Stesso avvocato, ma Andreotti uscì di scena. Il divo fu imputato a Palermo e Perugia per associazione mafiosa e l’omicidio Pecorelli

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Le vicende giudiziarie di Berlusconi ricordano un po’ quelle che videro coinvolto Giulio Andreotti. Due i processi con lo statista imputato e altrettante le assoluzioni. Più di un decennio nella tormenta per l’uomo che fu costretto ad abbandonare ogni velleità politica per combattere la battaglia più importante della vita. In tutti e due i procedimenti, l’ex presidente del Consiglio ha avuto al suo fianco come difensori gli avvocati Franco Coppi e Giulia Bongiorno. Entrambi i processi furono originati dalle testimonianze di Tommaso Buscetta, il primo pentito di mafia.

PALERMO
Il principale processo ad Andreotti è stato quello che lo vide imputato per associazione mafiosa. Il 27 aprile 1993 la Procura di Palermo chiese al Senato l’autorizzazione a procedere contro Andreotti per associazione mafiosa: fu concessa il 30 giugno 1994. La sentenza di primo grado, il 23 ottobre 1999, mandò assolto l’imputato «perché il fatto non sussiste». La sentenza di appello, il 2 maggio 2003, motivò che era esistita «un’amichevole disponibilità dell’imputato verso i mafiosi fino alla primavera del 1980». Per i fatti successivi fu assolto. Il 15 ottobre 2004 la Cassazione confermò l’assoluzione.

PERUGIA
Fu processato a Perugia come mandante dell’omicidio del giornalista Mino Pecorelli. Il 24 settembre 1999 la Corte d’assise prosciolse Andreotti per non aver commesso il fatto. In secondo grado, il 17 novembre 2002, fu condannato a 24 anni di carcere come mandante dell’omicidio. Il 30 ottobre 2003, però, la Cassazione annullò la condanna di appello e rese definitiva l’assoluzione di primo grado.

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di Gaetano Pedullà

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