Dall’Inps prestazioni Covid a 14,2 milioni di italiani. L’Istituto guidato da Tridico ha erogato la Cig a 6,5 milioni di lavoratori

di Raffaella Malito
Cronaca

A fronte delle polemiche sui ritardi con cui sono stati erogati gli aiuti alle persone e alle categorie in difficoltà per via della pandemia il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, (e soprattutto il governo) può ritenersi soddisfatto dei numeri contenuti nel Rapporto annuale dell’Istituto. Le misure economiche introdotte dal governo, ha detto Tridico, “hanno svolto un’importante azione compensativa, riducendo la perdita di reddito netta del 55% a livello aggregato rispetto allo scenario controfattuale di assenza di intervento”. Ed evitando che circa 302 mila persone finissero a rischio di povertà.

Le misure hanno riguardato 14,26 milioni di persone per una spesa di 26,19 miliardi. In particolare da marzo a settembre 2020, dati alla mano, si registrano: oltre 4,1 milioni di beneficiari di indennità una tantum (originariamente di importo mensile 600 euro); 1,6 milioni di domande tra congedo parentale Covid e bonus babysitting; un totale di 6,5 milioni di beneficiari e oltre 20 milioni di prestazioni Cig erogate, di cui 12 direttamente da Inps e 8 a conguaglio dopo l’anticipo delle aziende; 275 mila domande per l’indennità ai lavoratori domestici; 600 mila nuclei familiari richiedenti il Rem (che si “aggiungono” ai nuclei familiari che hanno percepito reddito o pensione di cittadinanza pari a 1,4 milioni ovvero oltre 3,1 milioni di individui).

Dal Rapporto emergono numerosi dati tra i quali la conferma dell’esistenza di una larga platea di pensionati (nel 2019 il 33,6%) che possono contare su meno di 1.000 euro al mese. Il tema delle pensioni basse rischia di essere centrale, poi, anche nei prossimi anni una volta che andrà in pensione chi ha l’assegno interamente calcolato con il metodo contributivo. Per il presidente dell’Inps è “inaccettabile” che il peso del contributivo pesi solo sui lavoratori giovani. Un altro dato interessante riguarda le donne. Per le lavoratrici che hanno avuto figli il gap salariale rispetto a quelle che non ne hanno avuti può essere calcolato in circa 5.700 euro l’anno.

Sul fronte della busta paga risulta che sono 4,57 milioni i lavoratori italiani dipendenti con stipendi inferiori a 9 euro l’ora, la soglia sulla quale si era concentrata la discussione sull’introduzione di un salario minimo. Il reddito di cittadinanza, ha spiegato Tridico, ha ridotto l’intensità della povertà in Italia di circa sei punti percentuali ed è stato particolarmente utile in questo periodo ma “questo non deve nascondere le possibilità di miglioramento” dello strumento.