Da noi è un mistero pure lo stipendio dei politici. La commissione Giovannini fa un flop. Ma il prof diventò ministro

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di Fausto Cirillo

Chissà come ha reagito il ministro del Lavoro Enrico Giovannini leggendo il rapporto Ocse sugli stipendi dei nostri top manager pubblici. Forse avrà ricordato il clamoroso fallimento di cui si rese responsabile in qualità di presidente della “Commissione governativa per il livello retributivo Italia-Europa”. Quest’ultima era stata prevista dal primo articolo del decreto legge 98/2011 ovvero della drastica manovra economico-finanziaria che il governo Berlusconi era stato costretto a varare in tutta urgenza nel luglio di due anni or sono. Insediatasi presso Palazzo Vidoni con la benedizione del ministro Renato Brunetta, la Commissione Giovannini era chiamata a fotografare la realtà italiana delle buste paga dei titolari di cariche elettive e dei vertici dell’amministrazione pubblica allo scopo di confrontarle con quelle percepite annualmente dai pari grado negli altri sei principali Stati dell’area euro (Germania, Francia, Paesi Bassi, Spagna, Belgio e Austria). Nel caso assai probabile di significative divergenze, avrebbe quindi dovuto individuare gli opportuni parametri retributivi per abbassare alla media ponderata europea (rispetto al Pil di ciascun Paese) gli stipendi dei nostri politici e grand commis d’Etat. Una manciata appena di riunioni era però stata sufficiente perché la Commissione alzasse bandiera bianca e sventolasse rassegnata una relazione ben al di sotto delle attese, tenuto conto che conteneva per lo più raffinatissime formule statistiche ma nessuno dei dati che a queste dovevano essere applicati.
Giovannini spiegò ai giornalisti come la scelta di non diffondere i dati fosse «una scelta di correttezza istituzionale. Ci sono dei ‘buchi’ nei dati forniti dagli altri Paesi europei e l’opinione pubblica avrebbe potuto essere influenzata da cifre parziali». Come no. Tant’è vero che «alla luce dell’esperienza maturata e delle evidenti difficoltà incontrate nello svolgimento dei propri lavori, anche a causa della formulazione della normativa vigente, la Commissione ritiene dunque doveroso rimettere il mandato ricevuto». Una resa senza condizioni, che in quei giorni non mancherà di suscitare diverse ironie e un malizioso interrogativo. Nel vasto elenco degli organismi pubblici oggetti dell’indagine non comparivano infatti né l’Istat (di cui all’epoca era presidente) né le omologhe strutture europee. Che strano…