Da Renzi a Grillo e Salvini, leader con la fretta del voto. Ma ecco perché i rischi di schiantarsi non sono pochi

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C’è una gran voglia di andare al voto, sfidando anche la proverbiale prudenza del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. L’ex premier, Matteo Renzi, il capo del Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo, e il leader della Lega, Matteo Salvini, sono accomunati dallo stesso desiderio: fiondarsi in una sfrenata campagna elettorale per conquistare la vittoria alle prossime elezioni, con l’obiettivo di approdare al potere. Ma l’appetito delle urne si scontra con una realtà tutt’altro che rosea. A cominciare dalla necessità di affrontare le richieste dell’Europa. Perché Bruxelles non ha intenzione di fare sconti all’Italia e lo ripete in ogni occasione utile.

Tanti problemi – Ma i rallentamenti non sono causati solo da fattori esterni. Anzi. Tanto per fare un esempio, il Movimento 5 Stelle ha chiesto le elezioni un minuto dopo la sentenza della Corte costituzionale sull’Italicum. Eppure la strada verso il voto potrebbe essere lastricata di dolori. A Roma Virginia Raggi è un problema che rischia di esplodere nelle mani di Grillo e Davide Casaleggio, con tutti i danni annessi. E prima o poi toccherà chiudere la questione. Senza trascurare un problema numerico: la soglia del 40% prevista dalla legge elettorale è praticamente irraggiungibile. Anche il più fervente ottimista deve ammettere la difficoltà dell’impresa. A conti fatti le urne potrebbero regalare una manciata di parlamentari in più, ma non la possibilità di governare. Con uno spauracchio: restare all’opposizione altri anni, favorendo un processo di implosione. Non va tanto meglio alla Lega che ha lanciato un’offensiva per arrivare a una celere fine della legislatura. Per ottenere cosa? Al momento il Centrodestra va in ordine sparso. Salvini andrebbe così incontro al contentino di incrementare la pattuglia di parlamentari e magari fare meglio di Forza Italia, diventando la prima forza politica tra i conservatori. Ma senza grandi ambizioni. E che dire di Renzi? Lui nel Centrosinistra ha indossato i panni del paladino del voto, individuando la data dell’11 giugno come la soluzione ideale.

Ritorno in campo – L’ex presidente del Consiglio sta tornando in campo con delle iniziative che per rimettersi al centro della scena politica. Il dinamismo è solo una strategia per mettere la polvere sotto il tappeto: il Rottamatore è alla guida di un Pd dilaniato da faide interne, con la minoranza dem che vuole andare avanti con il Governo Gentiloni. E chiede posti in lista, altrimenti minaccia la scissione. Per non tacere del fatto che Renzi si troverebbe prigioniero delle larghe intese con Forza Italia o quel che resterà del partito berlusconiano. Anzi peggio: potrebbe trovarsi a fare i conti anche con le forze di sinistra necessarie a conquistare la maggioranza in Parlamento. Proprio lui che sognava di essere l’uomo solo al comando in un sistema istituzionale con una sola Camera. Eppure tutti, da lui a Grillo, se vogliono sopravvivere a questo passaggio politico, hanno necessità di affrontare la sfida. Per vincerla.