Da Renzi altri annunci su scuola e Piano casa

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di Lapo Mazzei

Che le strade della penisola siano lastricate dai mille annunci fatti dalla politica, più che dall’asfalto, è un dato di fatto. Ogni premier che è passato da Palazzo Chigi ha consegnato alla storia il proprio libro dei sogni più che il compendio delle cose fatte o anche solo iniziate. Sarebbe bastato veder realizzato anche solo un terzo di quanto promesso per essere davvero il Belpaese. Invece continuiamo ad essere inseguitori di aquiloni, senza mai raggiungere il filo per poterlo guidare dove vorremo. E nemmeno il neo premier Matteo Renzi, che da ieri non è più sindaco di Firenze avendo accettato in pieno il mandato governativo, sembra sfuggire alla regola, tanto che si è spinto talmente oltre da aver inaugurato la stagione dell’annuncio degli annunci. A Siracusa, seconda tappa del suo tour nella penisola, ha annunciato che la prossima settimana annuncerà al Paese una serie di piani. «Mercoledì prossimo presentiamo il Jobs Act, gli interventi sulla scuola e quelli per il piano casa» ha preannunciato mentre visitava una scuola, cantando e ballando con gli alunni. «Abbiamo due miliardi di euro pronti sull’edilizia scolastica» ha aggiunto il presidente del Consiglio, che ha parlato di «misure da mettere tutte insieme non per incatenare i sindaci ma scatenarli».
Solito gioco di parole per dire tutto senza far capire nulla. Come saranno realizzati i piani? Da dove arriveranno i soldi? E i due miliardi annunciati sono veri o solo fittizi? Domande attorno alle quali stanno lavorando gli esperti di Palazzo Chigi. «O proviamo a fare misure choc o sprechiamo la ripresa» ha sottolineato poi l’inquilino di Palazzo Chigi davanti agli imprenditori locali. «Mi prendono in giro quando dico che faccio una riforma al mese, ma non c’è alternativa. Le riforme vanno fatte prima del semestre europeo perché non vogliamo andare in Europa a chiedere, ma a proporre un’idea diversa». La Pubblica amministrazione, continua Renzi, «deve cambiare e questo vuol dire fare la riforma del Senato, semplificare i rapporti tra Stato e Regioni intervenendo sul Titolo V della Costituzione, fare la legge elettorale e semplificare l’amministrazione». Tutto giusto, tutto bello, tutto drammaticamente vero. Ma fuori dalle scuole del tour di Renzi c’è la realtà, altrettanto drammatica per la sua crudezza. «I numeri Ue sull’Italia sono molto duri» ha scritto su Twitter nella tarda serata di ieri il premier. «Spero che sia chiaro perché noi dobbiamo cambiare verso». Chiarissimo presidente, l’importanza è che ci faccia anche sapere in che modo intende farlo. Dei provvedimenti per iniziare a cambiare verso, aggiunge Renzi, «ne parliamo il 12 marzo», giorno in cui dovrebbero essere presentate le prime misure economiche del governo. E quello sarà davvero il giorno della verità.

Il pressing europeo
Sino ad oggi Renzi si è particolarmente applicato alle questioni legate alla legge elettorale, stringendo saldi accordi con l’uomo dei numeri di Forza Italia, Denis Verdini, e trattando con Angelino Alfano con l’attenta supervisione di Gianni Letta, tornato ad essere lo snodo di tutte le operazioni di Palazzo. Dentro e fuori. Per questa ragione il premier ha dato la sensazione di essersi applicato poco sui temi economici, scordandosi di dare i compiti a casa la sera, nella convinzione che l’Europa sarebbe stata a guardare. Invece Bruxelles ha già chiuso il libro dei sogni, per aprire la pagella dei voti. Il cinguettio serale di Renzi altro non è che un brusco risveglio sulla realtà. E i voti che ci ha assegnato la Ue potrebbero voler dire manovra di bilancio correttiva o nuove tasse per rimettere in linea i conti. E se tutto ciò non dovesse bastare c’è chi vede nell’introduzione della patrimoniale – l’unico vero elemento in grado di far saltare il banco con Forza Italia e Nuovo Centrodestra – l’arma finale per scongiurare il default. Dunque cosa conterranno gli annunci di Renzi? Altri effetti pirotecnici oppure avremo davvero dei progetti fisici, reali, da poter realizzare? Difficile azzardare previsioni, anche perché la palude in cui è finito Renzi si sta trasformando in sabbie mobili, capaci d’inghiottire tutto e tutti. Soldi, veri, da spendere al momento non ce ne sono e i piani di Renzi costano. «Il presidente del Consiglio ha dichiarato che presenterà il suo Jobs Act mercoledì prossimo» afferma Cesare Damiano, presidente Pd della Commissione Lavoro della Camera ed ex ministro (insomma uno che sa come funziona un governo). «Sapremo finalmente quali saranno i contenuti dopo aver discusso a lungo dei soli titoli». Sarebbe l’ora….

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