Da Trump alla Le Pen, da Johnson a Grillo. Ecco perché i nuovi barbari spaventano Bruxelles

di Giorgio Ferrini
Primo piano

Populismo e divertimento. Basta con i capi di Stato in triste grisaglia, adatti per andare a prendere il tè dalla Regina o farsi dettare i punti del loro programma di governo dai volponi delle banche d’affari. Se tutto va come non deve andare, almeno nelle intenzioni delle tecnocrazie europee, al G7 del prossimo anno, quello che Matteo Renzi vuole organizzare in Sicilia, il Presidente del Consiglio italiano rischia di essere quello più normale. L’incubo dei “nuovi barbari” l’ha tirato fuori Martin Selmayr, il braccio destro del presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker. In un tweet Selmayr avverte: “G7 2017 con Donald Trump, Boris Johnson, Marine Le Pen e Beppe Grillo? Uno scenario da horror, che mostra bene che vale la pena di lottare contro il populismo”. Il commento è di due giorni fa e ovviamente alcuni eurodeputati che fanno riferimento ai leader bollati come pericolosi “populisti” hanno protestato. Ma il portavoce di Juncker ha risposto che “Non ci sono offese o interferenze nè nel dibattito sul referendum britannico nè sulle presidenziali Usa”.

CONFUSIONE – Certo, non è un’operazione politicamente molto raffinata buttare in un unico calderone due partiti che hanno dimostrato di muoversi a proprio agio nella democrazia parlamentare come i conservatori britannici, ora guidati dall’ex sindaco di Londra, e il Movimento Cinque Stelle, fondato da un comico che però di politica ne mastica. Ma a Bruxelles la paura gioca brutti scherzi. In Gran Bretagna non si è ancora spenta la stella di Nigel Farage, il leader dell’Ukip che incarna un’idea di destra fieramente nazionalista, antieuropea e, secondo i suoi detrattori, anche xenofoba. Farage poi è un ammiratore convinto, come uomo politico, di Vladimir Putin. Johnson, noto per le mitologiche gaffe, i capelli fuori controllo, le spacconate, lotta per l’uscita del Regno Unito dall’Ue e ritiene l’Europa semplicemente “un naufragio”. E’ ossessionato dalle troppe tasse e dalla troppa criminalità, sa parlare alla gente comune, anche se ha frequentato scuole come Eaton e  Oxford ed è un festaiolo incontenibile.

EREDI – Johnson è figlio d’arte (il padre era deputato Tory) esattamente come Marine Le Pen, che alle ultime europee ha portato il Front National al 25% e ora fa paura a mezza Europa. Marine è per i consumi a chilometro zero, per la guerra senza quartiere a immigrazione clandestina e piccola criminalità, e naturalmente è anche contro l’Ue, la sua moneta unica e la sua politica agricola. E per completare gli  euro-incubi ecco Donald Trump, a cui piace molto Boris Johnson, anche se a Johnson invece piace molto Obama. Il miliardario Usa è sospettato di essere un isolazionista e   di avere posizioni poco concilianti sul commercio mondiale. Insomma, a Bruxelles temono che sia il tipo che mette i dazi alla prima richiesta di farmers o industriali dell’acciaio. Non hanno torto, va detto. Ma nella società dello spettacolo, con un G7 così almeno ci si diverte.