Dai viaggi tra regioni alle seconde case. Avanti con la Fase 2. Dal 18 in spiaggia ma distanziati. Spostamenti liberi da giugno

di Laura Tecce
Politica

Nell’incontro tra governo e regioni di lunedì è arrivato il tanto atteso via libera alla riapertura di ristoranti, bar, parrucchieri e centri estetici rispettando una serie di regole e protocolli, a partire dal distanziamento sociale, contenute nelle linee guida nazionali stilate dall’Inail e dall’istituto superiore di sanità. Ma ieri si sono fatti ancora dei passi avanti: dal 18 maggio in alcune regioni, fra cui l’Emilia Romagna, sarà possibile accedere anche alle spiagge con una distanza di 5 metri fra ombrelloni.

VOGLIA DI MARE. Per gli stabilimenti balneari viene suggerita la prenotazione obbligatoria, anche per fasce orarie ma le “attività ludico-sportive che possono dar luogo ad assembramenti e giochi di gruppo” saranno ancora vietate e “deve essere inibito l’utilizzo di piscine eventualmente presenti all’interno dello stabilimento”. Il governatore della Sardegna Solinas ha invece previsto spiagge aperte (seguendo le regole dell’Inail, ovviamente) per i sardi il 18 maggio ma per i turisti da metà giugno, quando riapriranno i voli. Gli altri spostamenti interregionali senza dover produrre una giustificazione di lavoro, salute o necessità saranno invece passibili probabilmente a partire dal 1° giugno e ci si potrà recare anche presso le seconde case.

Come già annunciato, tuttavia, tale decisione dipenderà molto dalla situazione dell’epidemia regione per regione e l’ultima parola spetterà sempre ai governatori, i quali potrebbero anche decidere di negare l’accesso a cittadini provenienti da altri territori. Per riaprire, i presidenti dovranno comunque fare riferimento a una serie di indicatori illustrati in un decreto del ministero guidato da Roberto Speranza che di fatto attestino la capacità di monitoraggio nel territorio, quella di gestione dei contatti in caso di diagnosi e infine quella relativa alla tenuta dei servizi sanitari.

ALTA TENSIONE. È evidente che entrando nel vivo della Fase 2 sarà ancor più fondamentale il rispetto dei protocolli di sicurezza, che includono l’utilizzo delle mascherine. A questo proposito il commissario per l’emergenza Domenico Arcuri, che proprio ieri ha annunciato che nei prossimi giorni firmerà un accordo con l’associazione dei tabaccai per consentirne la vendita presso i 50 mila punti vendita presenti nel Paese, è stato molto chiaro: il prezzo delle mascherine chirurgiche che è stato fissato a 50 centesimi più Iva resterà quello. “La speculazione non c’è più e non tornerà”, ha confermato Arcuri precisando inoltre che “l’ipotesi che il prezzo condizioni l’approvvigionamento delle mascherine è destituita di fondamento, ne è e la dimostrazione il fatto che la rete della grande distribuzione funziona, visto che nei supermercati sono state vendute 19 milioni di mascherine in una settimana”. Così il commissario risponde anche alle polemiche degli scorsi giorni sulla scarsità dei dispositivi, ribadendo che l’assenza nelle farmacie “non è dovuto al prezzo calmierato ma ai problemi nel sistema di distribuzione delle stesse”.

Immediata la replica di Federfarma: “Troppi controlli, troppe regole, margini troppo bassi per chi le produce e per chi le importa, che ovviamente preferisce, per guadagnare di più, ‘dirottarle’ verso altri Paesi come la Spagna, dove il prezzo finale delle mascherine è stato fissato a circa 1 euro. Il risultato: in questi Paesi hanno le mascherine, noi no. E in tutto questo qualcuno ha anche il coraggio di dare la colpa ai farmacisti italiani accusandoli addirittura di nasconderle per motivi economici”.