Dal caso Eternit alla discarica di Bussi. Il disastro è certificato ma il reato è prescritto. Assolti gli ex dirigenti Montedison. Il ministero farà ricorso

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Un intero territorio da bonificare e nessuno che pagherà per aver prodotto quel disastro ambientale. Siamo in Abruzzo, nella val Pescara, dove l’immensa discarica dei veleni di Bussi sul Tirino ha prodotto e continuerà a produrre (parola degli esperti) danni al territorio e alle persone che lo vivono. Eppure dal processo che vedeva alla sbarra 19 persone sono usciti tutti assolti o prescritti. “Il fatto non sussiste”, scrive la Corte d’Assise di Chieti per quanto riguarda l’accusa di avvelenamento delle acque; l’altro capo d’imputazione, il disastro ambientale, è stato derubricato a disastro colposo ed è sopraggiunta la prescrizione. Si salvano così tanti tra ex amministratori e vertici della Montedison proprietaria della discarica. La Procura aveva chiesto diciotto condanne e un’assoluzione con pene che oscillavano tra i 4 e i 12 anni e 8 mesi.

ACQUA SPORCA
I giudici della Corte d’assise hanno quindi escluso l’avvelenamento dell’acquedotto che per anni ha trasportato l’acqua nelle case di almeno 700 mila persone. Un dubbio però sovrasta i cittadini della val Pescara, perché l’Istituto superiore della Sanità nel marzo scorso certificò, in un dossier, che per anni nei rubinetti degli abruzzesi della zona era arrivata acqua al veleno. Qualcosa non torna. E non resta che attendere le motivazioni dei giudici che verranno pubblicate tra 45 giorni. Una cosa è certa: il ministero dell’Ambiente, guidato da Gian Luca Galletti, presenterà ricorso in appello. E con molta probabilità non sarà l’unico.

LA VICENDA
Sostanze inquinanti vennero ritrovate dal Corpo forestale dello Stato nel 2007 all’interno di alcuni pozzi dell’acquedotto pescarese a valle della discarica. Talmente inquinanti che i pozzi vennero chiusi immediatamente. “Il disastro c’è e ce lo teniamo”, commenta il Forum sull’Acqua. Unanime e stupefatta anche la classe politica davanti alla sentenza. “Dopo l’Eternit è la volta della discarica di Bussi”, scrive il Movimento 5 Stelle, “una sentenza che ci lascia senza fiato”. La questione diventa politica e nel mirino c’è ancora l’istituto della prescrizione. Come spiegato da autorevoli giuristi, per quanto riguarda Bussi nel particolare, “se il reato fosse rimasto doloso, la prescrizione sarebbe intervenuta dopo 15 anni”. Un’argomentazione in più per chi punta a rivedere i termini per l’estinzione del reato. Esultano invece i legali degli imputati assolti: “Siamo molto soddisfatti è stata riaffermata la giustizia. Altra questione è quella della ferita al territorio che non poteva essere risolta in questa sede”, afferma a caldo l’avvocato di uno degli imputati, Tommaso Marchese, “e per la quale dovranno essere predisposti tutti gli opportuni e necessari strumenti”.

IL DRAMMA
Altro capitolo è quello dei dati. Drammatici per la zona della val Pescara. Il primo rapporto epidemiologico dell’Agenzia sanitaria regionale sui tumori in Abruzzo, divulgato a marzo 2014 dal Forum dei Movimenti per l’Acqua, evidenzia un’esplosione di patologie tumorali in quelle zone. Non è detto che la relazione sia diretta, ma l’interrogativo sorge spontaneo. Perché a Bussi sono state evidenziate patologie con un +70% rispetto alla media regionale, a Popoli +29% e nell’area metropolitana di Pescara +18%. Non resta che sperare almeno nelle bonifiche immediate del territorio.

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di Gaetano Pedullà

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