Dal default controllato all’abbraccio russo-cinese. Ecco tutte le ipotesi Grexit

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Per il presidente della Commissione, Jean Claude Juncker “l’uscita della Grecia dell’euro non è un’opzione”. In teoria si tratta di parole nette, che non dovrebbero lasciare spazio a dubbi. Ma sono parole che le istituzioni comunitarie pronunciano da tempo, in particolare dagli albori della crisi greca. E quindi da quando sembrava che ci fosse tutto il tempo per mettere una pezza. Adesso, però, il tempo non c’è più. Per carità, la sensazione prevalente, corroborata anche dalle uscite di ieri della cancelliera Angela Merkel, fa ancora apparire residuale l’ipotesi di un’uscita della Grecia dalla moneta unica con effetti a catena sulla tenuta dell’euro. Eppure i vari piani “B” e “C” sono sul piatto. Uno di questi è quello di un “default controllato” di Atene. In pratica si potrebbe decidere di far fallire la Grecia mantenendola nella moneta unica. Successivamente si potrebbe pilotarne una fuoriuscita non troppo traumatica.

L’ALTERNATIVA
Lo stesso Fondo monetario, che vanta una rata di credito da 1,6 miliardi di euro in scadenza oggi (e che non verrà rimborsata), nei giorni scorsi ha chiarito che potrebbe limitarsi alla messa in mora del Paese ellenico concedendo qualche giorno in più. Qui però si incrocia il referendum indetto dal premier Alexis Tsipras per il prossimo 5 luglio. Un’altra ipotesi è quella di un ritorno alla dracma, nel caso in cui dal referendum dovesse uscire una bocciatura della proposta dei creditori, e un perimetro di relazioni internazionali in cui la Grecia si avvicinerebbe molto a Russia e Cina. Di sicuro, almeno a parole, i leader europei non ne vogliono sapere di “Grexit” e di possibili ripercussioni sulla tenuta dell’euro. Juncker, come detto, ha assicurato che “l’uscita della Grecia dall’euro non è un’opzione”. Le istituzioni, secondo il presidente della Commissione europea, non hanno mai posto un “ultimatum” alla Grecia. Juncker si è poi rivolto direttamente al popolo greco, chiedendo “di votare sì al referendum”: sarà un sì “all’appartenenza all’Euro e all’Unione europea”. “Non bisogna suicidarsi perché si ha paura della morte”, ha aggiunto. La stessa Merkel ha commentato ieri che “l’euro è più che una valuta” e che per la sua difesa ci vuole “solidarietà e responsabilità”. Ancora, “l’Europa deve essere in grado di trovare un compromesso di fronte ad ogni sfida”, ha spiegato dalla celebrazione dei 70 anni della Cdu. La leader tedesca ha ricordato che “la Grecia ha ricevuto un’offerta generosa”, ma ad Atene “non c’era la volontà di un compromesso”. Restano comunque aperte le porte per “trattative dopo il referendum”. “Se l’euro fallisce, l’Europa fallisce”, ha rilanciato infine la Cancelliera auspicando “un compromesso” tra il governo ellenico e i partner internazionali. In campo è ritornata anche la Cina. Pechino è tornato a dire che “auspica che la Grecia rimanga nella zona euro”.

GLI SVILUPPI
Lo ha dichiarato, in particolare, la portavoce del ministero degli esteri Hua Chunying. In un’intervista al quotidiano tedesco Handelsblatt, poi, il premier Li Keqiang ha assicurato che l’Unione europea può contare sul sostegno di Pechino a proposito del dossier greco. “La Cina”, ha aggiunto Li, “ha interesse in un’Europa unita e in un euro forte”. Anche il presidente del Parlamento Ue, Martin Schulz, si è appellato al “popolo greco perché voti sì al referendum: “Mi ha chiamato Tsipras e ha detto che sottoporrà a quesito il documento proposto all’Eurogruppo del 25 giugno. Spero che il popolo voti a favore”, ha detto.

VERSO LA CONSULTAZIONE
Il numero uno dell’Europarlamento ha chiesto di “fermare gli orologi” fra il momento in cui scade il programma di aiuti alla Grecia, stasera, e il referendum di domenica prossima. Dal canto suo, il premier greco ha domandato una proroga di un mese al programma di aiuti “per poter svolgere il referendum in un clima positivo che consenta ai greci di prendere questa cruciale decisione senza pressioni esterne. I negoziati riprenderanno il 6 luglio, con l’obiettivo di raggiungere subito un accordo in linea con la decisione del popolo greco”.