Dal Recovery plan alla Flat tax. I due Mattei spariti dal programma. Il premier avverte Salvini: l’Euro è irreversibile. Doccia fredda per il Capitano pure su Fisco e rifugiati

MATTEO RENZI
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Mario Draghi, al suo esordio in Parlamento, si appella alla “responsabilità nazionale”. Il premier evoca “lo spirito repubblicano di un governo che nasce in una situazione di emergenza raccogliendo l’alta indicazione del Capo dello Stato”. A Sergio Mattarella rivolge i suoi ringraziamenti e ammette che non vi è mai stato, nella sua lunga vita professionale, “un momento di emozione così intensa e di responsabilità così ampia”. E, nel discorso sulla fiducia, un grazie va anche al suo predecessore: Giuseppe Conte. Ai partiti, “in un nuovo e del tutto inconsueto perimetro di collaborazione”, chiede di fare un passo avanti “nel rispondere alle necessità del Paese”, per lavorare insieme “senza pregiudizi e senza rivalità”.

Battezza il suo esecutivo come “il governo del Paese” chiamato ad avviare “una nuova ricostruzione”. Necessaria “un’unità” nazionale che “è un dovere”. Primo obiettivo di questa chiamata alle armi è vincere la pandemia: “è una trincea dove combattiamo tutti insieme, il virus è nemico di tutti”. La durata dei governi in Italia è stata mediamente breve ma quello che conta, dice, non è il tempo ma “la qualità delle decisioni”. Parla di capitale umano, formazione, scuola, università e cultura. “Ogni spreco oggi è un torto che facciamo alle prossime generazioni, una sottrazione dei loro diritti”.

Il solco nel quale nasce questo governo è quello della Ue, dell’atlantismo e del dialogo con la Russia ma, in quest’ultimo caso, con la preoccupazione per chi viola i diritti dei cittadini. Così come preoccupa l’aumento delle tensioni in Asia intorno alla Cina. Nel suo discorso Draghi fissa paletti ben precisi a Matteo Salvini: “Sostenere questo governo significa condividere l’irreversibilità della scelta dell’euro e la prospettiva di un’Ue sempre più integrata”, dice. Laddove il leader leghista a una domanda sulla irreversibilità della moneta unica aveva detto che “di irreversibile c’è solo la morte”. Il principio per Draghi è che “senza l’Italia non c’è l’Europa, ma fuori dall’Europa c’è meno Italia”.

E poi la riforma del fisco, con quel richiamo a preservare “la progressività” che manda definitivamente in soffitta la flat tax sognata dal Carroccio. Patti chiari anche sui migranti. “Cruciale sarà la costruzione di una politica europea dei rimpatri dei non aventi diritto alla protezione internazionale, accanto – aggiunge – al pieno rispetto dei diritti dei rifugiati”. Da un Matteo all’altro. Renzi ha condotto la battaglia contro Conte su Recovery, Mes, e prescrizione. Ebbene, se gli ultimi due temi scompaiono dal radar di Draghi, sul Piano per utilizzare le ingenti risorse di Bruxelles ci sarebbe molto da dire. L’ex numero uno di Francoforte riconosce apertamente il lavoro di Conte. “Il precedente governo ha già svolto una grande mole di lavoro sul programma di ripresa e resilienza, dobbiamo approfondire e completare quel lavoro”.

Nessuno stravolgimento, dunque. “Le missioni del programma potranno essere rimodulate e riaccorpate, ma resteranno quelle enunciate nei precedenti documenti del governo uscente”. Il senatore fiorentino, che oggi gongola nel sentire Draghi, si era accanito sulla scelta di Conte di voler affidare il Recovery plan a una task force composta da tecnici. Ma adesso che i tecnici siedono in Consiglio dei ministri, e che l’ex banchiere stabilisce che saranno loro a gestire il Piano, non fiata. “La governance del programma di ripresa e resilienza è incardinata nel ministero dell’Economia e delle Finanze, con la strettissima collaborazione dei ministeri competenti, che definiscono le politiche e i progetti di settore. Il Parlamento verrà costantemente informato sia sull’impianto complessivo sia sulle politiche di settore”, annuncia super Mario.

Ma evidentemente quello che conta ora, per Renzi, è che i tecnici siano stati nominati da Draghi e non da Conte. Sui vaccini l’ex numero uno della Bce preme: il piano di vaccinazione va intensificato e velocizzato. La pandemia ha reso necessaria – dice – l’apertura di un confronto sulla riforma della nostra sanità. Accanto all’emergenza sanitaria si collocano quella economica, quella sociale, e anche quella culturale ed educativa. Insiste molto sulla scuola, sul lavoro (“A pagare il prezzo più alto sono stati giovani, donne e lavoratori autonomi”), sulla necessità di arrivare a una parità di genere che non significa “un farisaico rispetto di quote rosa” ma “un riequilibrio del gap salariale” e un sistema di welfare che permetta alle donne di superare la scelta tra famiglia e lavoro. E poi ancora: Sud, investimenti, riforma del fisco (da affidare anche qui ad “esperti”), lotta all’evasione, riforma della pubblica amministrazione e della giustizia civile. E ambiente. Nella consapevolezza che “vogliamo lasciare un buon pianeta, non solo una buona moneta”.