Dal Salva Stati alle Regionali. E’ guerra totale tra Silvio e Matteo. Berlusconi si smarca e apre al dialogo col Governo. Salvini lo bastona: ormai parla come Prodi e Renzi

di Laura Tecce
Politica

Il grande gelo. Si potrebbe riassumere così la complicata dinamica che si è innescata nella coalizione di centrodestra. A contrassegnare l’ennesima distanza fra le anime che lo compongono è ancora una volta il Mes, e più in generale i rapporti con l’Europa: da una parte Silvio Berlusconi convinto europeista (del resto FI fa parte del Ppe, il gruppo più numeroso e anche più antico nel Parlamento Ue, di ispirazione cristiano-democratica e liberale, che ha plasmato la storia dell’integrazione europea) e dall’altra Matteo Salvini, da sempre collocato su posizioni euroscettiche.

VOLANO GLI STRACCI. Non a caso la Lega a Bruxelles fa parte della formazione di destra sovranista Identità e Democrazia, con il tedesco AfD e Rassemblement national della Le Pen. Gli antipodi. “Devo confessare che Berlusconi ogni tanto non lo capisco”, ha affermato ieri da Napoli il leader del Carroccio, che nel frattempo ha ripreso il suo tour in giro per le piazze italiane dopo lo stop forzato dovuto al lockdown, “L’ho sentito dire sì al Mes. Usare la lingua di Prodi e di Renzi da liberale e moderato mi lascia dei dubbi. La Lega dice che prima il governo va a casa e meglio è, spero che nessuno del centrodestra sia disponibile a sostenere altre robe strane”. Il riferimento è all’apertura nei confronti di una possibile collaborazione con il governo paventata dal leader di Forza Italia qualora il premier Giuseppe Conte aprisse ad un dialogo.

Berlusconi è pronto a dare, anche personalmente, un contributo “di idee e di esperienza”: “La nostra prima preoccupazione, il nostro primo impegno deve essere quello di contribuire alla stesura del Recovery Fund italiano che andrà presentato alla Commissione Ue il più presto possibile”, mette nero su bianco in un’intervista a La Stampa. E ancora: “Io per primo ho proposto, dall’inizio della pandemia, un rapporto di collaborazione istituzionale fra maggioranza e opposizione. L’ho ribadito fino a ieri facendo mie le sollecitazioni del capo dello Stato e del governatore di Bankitalia. Un tavolo per far ripartire l’Italia, aggiungo, che coinvolga le forze migliori del Paese: non solo la politica, ma l’imprenditoria, le banche, la cultura, la scienza”.

Parole molto più accomodanti rispetto a quelle di Salvini che, notoriamente, con Conte non ha un rapporto idilliaco. “Ora che sono in difficoltà, ce lo chiedono. Comunque ci sono due nostre proposte, il ‘modello Genova’ sulla semplificazione della burocrazia e la flat tax. Se vogliono collaborare davvero ci dicano sì o no”, ha ribadito il Capitano escludendo anche ogni possibile ipotesi di governo di salvezza nazionale o governissimo, che dir si voglia, a guida Draghi o chiunque altro: dopo Conte ci sono solo le urne. Conte che in queste ore è anch’egli alle prese con la grana del Fondo salva Stati, osteggiato da una parte consistente del Movimento Cinque Stelle ma che vede favorevoli tutti gli altri componenti della maggioranza, Pd in testa, e, come abbiamo visto, Berlusconi.

Che ne è addirittura entusiasta: “È così conveniente – spiega – che dovremmo assolutamente accettare. Opporsi è un no anti-europeo”. Come se non bastasse l’argomento Europa, a dividere i due leader ci si mettono anche le elezioni regionali: Salvini in Campania ne ha approfittato per ribadire la sua contrarietà alla scelta di FI di indicare come candidato della coalizione di centrodestra alla presidenza della Regione Stefano Caldoro: “È una brava persona, ma i campani che scelgono Lega chiedono il cambiamento”, ha tagliato corto Salvini.